IL 28 agosto 2003 l'assessore alla cultura del Comune di Firenze Simone Siliani scrisse al soprintendente ai beni architettonici Domenico Valentino, proponendo di mettere in sicurezza i parapetti del Forte del Belvedere con reti anti-caduta appoggiate ai muri esterni. In soprintendenza la proposta fu accolta assai male: "sono matti", si legge in una annotazione scritta a mano. La lettera dimostra che all'interno della amministrazione comunale la consapevolezza della pericolosità del Forte era presente ben prima della morte dello studente universitario Luca Raso, 20 anni, precipitato il 3 settembre 2006 da un bastione, e di quella della ricercatrice fiorentina Veronica Locatelli, 37 anni, piombata nel vuoto quasi nello stesso punto il 16 luglio 2008: tutti e due ingannati dal buio, al punto da scambiare per un prato le chiome degli alberi del giardino di Boboli che spuntavano oltre il parapetto. La lettera del 2003 dimostra anche che la soprintendenza si oppose a misure di sicurezza che incidessero sul monumento. Lo fece ancora una volta nel dicembre 2008, dopo la seconda tragedia, dicendo di nuovo no al progetto del Comune di messa in sicurezza del Forte. Una posizione di chiusura che è stata vivamente criticata, ieri in tribunale, dal professor Giorgio Bonsanti, dall'88 al 2000 soprintendente all'Opificio delle pietre dure, docente universitario, dall'ottobre 2004 al marzo 2006 presidente di Firenze Mostre, e per anni strenuo sostenitore della necessità di mettere in sicurezza il Forte. Ieri Giorgio Bonsanti ha testimoniato al processo per la morte di Luca Raso, nel quale sono imputati di omicidio colposo l'ex assessore Siliani, l'ex direttore della cultura del Comune Giuseppe Gherpelli e l'ex consulente della sicurezza Ulderigo Frusi. Erano pericolosi - ha dichiarato il professore - i parapetti troppo bassi e i terrapieni troppo alti: e la vegetazione che agiva all'altezza dei parapetti poteva indurre la falsa percezione che al di là di essi esistesse un piano di calpestio. «Ricordo che l'assessore Siliani, che ho sempre stimato, mi mostrò quella annotazione: "sono matti". Ne rimasi sdegnato. Essendo stato un soprintendente, dal punto di vista delle esigenze estetiche non mi sento secondo al soprintendente Valentino. Il soprintendente fa un mestiere difficile. Non può limitarsi a dire no. Deve spiegare perché e proporre alternative. Qui nessuno è matto. Qui c'erano problemi di pubblica incolumità. Io sono sempre stato convinto della indispensabilità di misure di tipo meccanico: una struttura a U rovesciato per alzare l'altezza dei parapetti oppure un riparo esterno che trattenesse chi fosse per avventura caduto dal muretto. In mancanza di soldi, si poteva pensare a un utilizzo parziale del Forte, rendendo inaccessibili alcune zone, come avvenuto in passato, oa qualche sistema che segnalasse la presenza del pericolo, anche con comuni nastri da segnaletica. Ma il tempo passava e queste misure non venivano prese». Il Comune avrebbe potuto agire anche contro il parere della Soprintendenza?A giudizio del professor Bonsanti, sì. «La normativa permette soluzioni di urgenza, soprattutto quando ci sono problemi di incolumità. E contro i pareri negativi della soprintendenza è possibile ricorrere al ministero». Cosa che il Comune di Firenze non risulta aver fatto. «Sottrarre il bene, chiudere, non è una soluzione. In tutto il mondo strutture del genere esistono e sono aperte al pubblico. Da cittadino di Firenze ho sempre pensato che il Forte dovrebbe essere aperto giorno e notte, essendo uno degli spazi più affascinanti al mondo. Ma era necessario metterlo in sicurezza».