È stata smaltita come si fa con i cessi. In 25 anni mi hanno raccontato solo bugie, mi dicevano che era ben custodita Non è un risarcimento, anche se forse lo è sulla carta. Perché la retrospettiva che il Mambo ha dedicato a Mario Ceroli (stasera alle 18l'inaugurazione) non basta a placare le ire dell'artista. Ceroli è l'autore della Casa di Nettuno, la fantasmagorica scultura-monumento in pino di Russia che, dal 1988 e per tre anni, ha ospitato come un prezioso scrigno i lavori di restauro del Gigante. La stessa scultura poi smontata, lasciata marcire in un deposito in via dell'Industria e infine siamo nel 2008 letteralmente «smaltita» perché ormai irrimediabilmente deteriorata. Una sorte crudele e un caso simile seppur con esiti diversi a quelli delle Gocce di Cucinella (nascosti in magazzino), dei Totem di Pomodoro finiti nel retro del Mambo. Meglio è andata all'Esprit Noveau, ristrutturata. Sempre nel 2008 Ceroli fece causa al Comune. Un anno dopo, il patteggiamento che prevedeva un risarcimento simbolico di 3o mila euro e l'obbligo di una mostra da realizzare entro dicembre 2012. «Noi siamo interessati all'artista citieneaprecisare il direttore del Mambo Gianfranco Maraniello . La mostra l'avremmo fatta comunque». «Rivendico l'autonomia dell'istituzione, la nostra è un'iniziativa convinta non frutto di un accordo legale», insiste il presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi. Anche Ceroli sembra essersene dimenticato: «Non ho bisogno di mostre», sbotta. L'esposizione nel museo di via Don Minzoni, insiste l'artista, «è un omaggio che faccio alla città con cui ho un rapporto d'amore da quando allestii una delle mie prime mostre alla galleria De' Foscherari nel '64 e da quando insegnai all'Accademia. Un Rapporto d'amore che non ho avuto con le istituzioni». Ceroli dimentica, forse, l'esito giudiziario ma non certo l'affronto: «La Casa del Nettuno è stata smaltita come si fa con i cessi. Una cosa terribile che offende me e i cittadini di Bologna a cui l'avevo donata. In 25 anni mi hanno raccontato solo bugie, mi dicevano che era ben custodita invece stava a marcire in un deposito all'aperto. Era una cosa spettacolare, divertente, con la scultura dell'uomo galleggiante alta dieci metri e il complesso delle «Bagnanti». Io va avanti avevo proposto di fare dell'opera il teatro più piccolo del mondo, di regalarlo all'Unione Europea che avrebbe pagato per fare viaggiare la Casa nelle capitali europee accompagnandola con uno spettacolo. Nessuno mi ha ascoltato». E finì nel vuoto pure l'idea di esporla all'Interporto. L'installazione, voluta dall'allora assessore alla Cultura Nicola Sinisi, costò 70o milioni, e altri 15o milioni servirono per lo stoccaggio «Mentre era davanti al Palazzo ricorda ancora l'artista c'era anche un biglietto d'ingresso, di 5 mila lire, per visitarla e osservare l'avanzamento dei restauri». Ceroli ha subìto trattamenti simili anche a Roma e a Verona e si infuria: «E un problema del nostro Paese che non capisce quanto la Cultura, tutta, dalla scienza alla musica, sia una ricchezza». Uno scivolone che non ha risparmiato Bologna. «La città non ha mai chiesto scusa abbastanza», ribadisce Sassoli de Bianchi. «Quello non è stato un errore rincara la dose l'assessore alla Cultura Alberto Ronchi ma una vergogna».