Inverno del 1564. Michelangelo, novantenne, lavorò tutto il sabato di Carnevale. «In piedi» secondo la testimonianza al Vasari del suo allievo Daniele da Volterra. E «studiando». Pochi giorni dopo il grande vecchio sarebbe morto. Lavorava alla Pietà duellando con la sua arte: uno sperimentalismo portato all'estremo. È un capolavoro straordinario la Pietà Rondanini. Come ha scritto Georg Simmel «non c'è più, per così dire, materia, da cui l'anima debba difendersi». Capolavoro del «non finito» al quale si ispirarono Rodin e Medardo Rosso. Acquistata dal Comune di Milano ed esposta dal 1956 nella sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco nell'eccellente allestimento BBPR, l'opera verrà spostata negli spazi dell'Ospedale Spagnolo. In attesa della riqualificazione troverà sistemazione temporanea nel carcere di San Vittore e al Palazzo di Giustizia. E giusto spostare la Pietà Rondanini? Le scuole di pensiero confliggono. L'opera fu scolpita per una visione dal basso. Pur corretto, l'allestimento BBPR risulta, tuttavia isolato nel percorso museale. Ed impervio per visitatori diversamente abili. L'offerta dei 600 metri quadrati nell'Ospedale Spagnolo appare adeguata. Potrà evidenziare (in un contesto di valorizzazione di altre opere per la quale Cariplo ha già stanziato 6 milioni di euro) un concetto essenziale in Michelangelo: la forma che si libera dal marmo verso l'indefinito. Al netto dell'intensa spiritualità dell'opera, resta il problema della sua valorizzazione. Il pubblico va «Ingaggiato». La Pietà ha una media di 350 mila visitatori l'anno. Pochi rispetto all'unicità dell'opera. Il Cenacolo Vinciano pur penalizzato da una scansione di 30 ingressi ogni 15 minuti (per ragioni tecniche) arriva a 380 mila. Ma le richieste risultano quattro volte tanto. La Pietà Rondanini avrà bisogno nel nuovo allestimento di una luce adeguata. Michelangelo lavorava spesso di notte: a lume di candela. Oggi la tecnologia è in grado di ricreare quel tipo di luce. Ma soprattutto l'opera dovrà essere reclamizzata. Presente nelle guide, la Pietà non ha sui turisti il medesimo appeal del Cenacolo o della Scala. Qui il discorso potrebbe ampliarsi alla necessità delle istituzioni statali, comunali e private milanesi di fare squadra. Entro un anno la Pinacoteca di Brera provvederà ad isolare il Cristo Morto del Mantegna affidandolo alla genialità di Ermanno Olmi. Fare squadra significa mettere assieme le eccellenze: magari con il Castello anche Brera, il Poldi Pezzoli, il Museo del Novecento, le Gallerie di Intesa San Paolo. E con loro le meraviglie presenti all'Ambrosiana. Con un messaggio-percorso, unitario, pensato per l'Expo. Come? La giunta Moratti aveva vagheggiato e poi abbandonato l'idea di una serie di «totem» (autostrade, stazione, aeroporti) alle porte di Milano. Ci sono idee migliori di questa? In una città di creativi le risposte certamente se richieste non mancherebbero.