Il primo pasticcio tecnico-giuridico nel cantiere della superstrada è nato in relazione alla mega rotatoria numero sei prevista in un'area a forte sensibilità ambientale e sottoposta ai vincoli del Codice del paesaggio, la legge del 2004 nata per salvare il territorio dell'Italia dalle aggressioni dell'edilizia e delle infrastrutture. La rotatoria, la cui area era stata scelta dalle imprese per ospitare la loro pesante logistica, è stata prevista sul crinale della serra alle spalle della «Masseria cinque santi», amministrata da Lina Cucugliato, leader della forte opposizione al tracciato della regionale 8. Il rondò e la mega strada sono stati progettati sul ciglio della scarpata, cosa illegittima e sottoposta comunque ad autorizzazione paesaggistica. E' rimasto sorpreso il tecnico della Leadri quando si è visto recapitata dal comune di Vernole una lettera con la richiesta dell'autorizzazione paesaggistica. L'uomo dell'Ati - vincitrice dell'appalto nel lontano 1992 - aveva presentato una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) con allegate due tavole del Putt pensando che questa documentazione fosse sufficiente per ottenere la presa d'atto dell'ufficio tecnico del comune. La Leadri aveva avviato anche i lavori di sbancamento, proprio all'interno della zona della rotatoria. Alla richiesta del comune l'impresa ha chiuso il cantiere in modo precipitoso e ha spostato la logistica in un'altra zona, dall'altra parte della provinciale, fuori dalle zone interessate al cantiere. Restano le profonde ferite inferte e una domanda: quale Via può permettere la spaccatura di un crinale tutelato dalle leggi ambientali e di difesa del paesaggio? Neanche una Via semplificata, come vorrebbe la Regione, può autorizzare uno scempio del genere. La verità è che la rotatoria in quella zona non doveva starci. A dimostrare la grande valenza ambientale di questo territorio è sufficiente descrivere vincoli e competenze vigenti. Si prenda a riferimento l'attuale provinciale Lecce-Melendugno. All'altezza di Vernole, nei pressi della zona Pip, la parte a sinistra, quella in alto, è sottoposta ai vincoli del Codice del paesaggio che ha assorbito e superato una legge del 1939. Da decenni, quindi, questa fetta di campagna e pascolo è difesa dalle leggi. Se un privato intende realizzare un'abitazione oppure un locale agricolo o una recinzione deve sottoporre la richiesta a un procedimento autorizzativo. Un tempo la competenza era della Sovrintendenza, ufficio decentrato del ministero dei beni culturali. Adesso è dell'Unione dei comuni che con una commissione istituita allo scopo esamina le richieste, conduce l'istruttoria ed esprime la sua decisione sottoposta sempre alla valutazione finale della Sovrintendeza. Un privato non può realizzare sulla scarpata neanche piccoli interventi. Stesso comportamento devono avere i poteri pubblici che affidano alle imprese la realizzazione di opere pubbliche. Non c'è nessun potere che possa sottrarsi alla legge. La Laedri non possedeva l'autorizzazione paesaggistica e il caso, esploso già in avvio dei lavori, sul finire di settembre, pone il problema se mai questa autorizzazione potrà essere concessa. A destra dell'attuale strada, invece, è in vigore il regime di tutela definito dal Putt regionale e dalle norme tecniche di attuazione. Anche in questa zona la competenza dell'autorizzazione è della Commissione istituita dai comuni. Ogni iniziativa deve acquisire il parere della Commissione, condizione perché il responsabile del servizio possa rilasciare l'autorizzazione. Anche in questo caso la verifica finale spetta all'istituzione che mantiene il potere di tutelare il paesaggio, cioè la regione. I comuni sostengono che nella conferenza di servizi mai è stata chiesta la loro collaborazione sul tema del paesaggio. «Ci hanno sollecitati - dice un tecnico - solo ad approvare la variante urbanistica». Eppure, la legge regionale del 2001 e le norme nazionali sulla difesa del paesaggio e dell'ambiente stabiliscono procedure importanti sulla trasparenza e sul coinvolgimento dei cittadini. Parole che restano sulla carta, con la conseguenza di delegare ai diversi poteri, pubblici e privati, il compito di regolare i diversi interessi.
Paesaggio - E intanto le ruspe spianano un costone inviolabile
La mega rotatoria numero sei prevista in un'area a forte sensibilità ambientale e sottoposta ai vincoli del Codice del paesaggio. La Leadri, impresa vincitrice dell'appalto, ha presentato una Scia con allegate due tavole del Putt, ma non ha ottenuto l'autorizzazione paesaggistica. Ha quindi chiuso il cantiere e spostato la logistica in un'altra zona. La questione è quale Via può permettere la spaccatura di un crinale tutelato dalle leggi ambientali e di difesa del paesaggio. La verità è che la rotatoria non doveva starci. La zona è difesa dalle leggi del 1939 e del 2004, e ogni iniziativa deve acquisire il parere della Commissione istituita dai comuni.
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