C'ERA UNA VOLTA UN RE . Anzi, il re. E ora non c'è più. Perché? Perché, cari bambini, il re ora siamo noi: tutti noi, e anche voi siete dei piccoli re, o delle piccole regine. Quando c'era, il re abitava in un grandissimo palazzo, che lo separava da tutto. Quel palazzo faceva capire che lui era diverso da tutti gli altri. Oggi, i nuovi re (che siamo tutti noi) abitano nelle città: siamo re, perché siamo cittadini. Le città ci fanno tutti eguali perché hanno dei luoghi (le piazze, per esempio) che ci permettono di incontrarci alla pari: non come in un supermercato (dove siamo clienti), o allo stadio (dove siamo spettatori, o tifosi). Nelle piazze delle nostre città siamo cittadini. E poi le città hanno dei palazzi e delle chiese che sono particolarmente belli, perché sono di tutti: sono come i palazzi reali dei cittadini. E l'Italia è così bella perché le nostre città sono state costruite dagli architetti, dagli scultori, dai pittori più bravi del mondo. M O LT I di voi lo hanno già imparato: capiamo l'importanza delle persone e delle cose quando non ci sono più. Allora, per capire quanto è importante la città, chiedete ai vostri genitori di portarvi all'Aquila. Anche se non è facile perché l'Aquila non c'è più. Almeno altre due volte, nella sua lunga storia, l'Aquila è stata distrutta dal terremoto. Ma è stata ricostruita. Dopo il terremoto di tre anni fa, invece, non lo si è fatto. Si è preferito spostare i cittadini, e portarli in case di cemento tutte uguali: senza piazze, senza chiese, senza quei palazzi di tutti che rendono città le città. Ci sono bambini di tre anni che non sanno cos'è una città: e che non diventeranno re, perché non cresceranno come cittadini. E L'AQ U I L A? L'Aquila è ancora tutta rotta. Ma è ancora bellissima, anche se è rotta. Anche se nevica sugli angeli dorati del Duomo senza tetto. Anche se ogni tanto si butta giù un palazzo ferito, invece di ricostruirlo. Nessuno spiega perché, nessuno spiega cosa succederà domani: non ci sono più cittadini a cui dirlo, non ci sono più cittadini che possano decidere. Nel Duomo, dentro un cassetto, c'è un quadro di un pittore con un nome strano, Teofilo Patini. Quel quadro è tutto ridotto a pezzettini quasi neri. Nessuno sa se quel quadro tornerà intero, né se ritroverà l'altare su cui si trovava. Ma chi ha raccolto e messo in ordine quei brandelli di storia crede che in quel cassetto ci sia il nostro futuro, non il nostro passato. Se volete diventare dei bravi re, avete bisogno delle nostre città. A cominciare dall'Aquila