C'era una volta un re. Si chiamava Mida, e regnava sulla Frigia. Un giorno, alcuni contadini gli condussero un prigioniero. Era un vecchio, e si chiamava Sileno: l'avevano catturato mentre, ubriaco fradicio, dormiva nei campi. Ma re Mida era un re buono e festaiolo, e amava anche lui il vino. Così liberò Sileno, e anzi indisse una festa di dieci giorni e dieci notti in cui il vino scorreva a fiumi. Poi riaccompagnò Sileno a casa: la stessa casa dove abitava Bacco, il dio del vino. Il dio fu così felice di rivedere il vecchio amico, che invitò Mida a scegliere un premio. Il re chiese: «Fai che tutto quello che tocco col mio corpo si trasformi in oro». Fu esaudito, ma presto si accorse di non poter mangiare né bere più nulla, perché tutto si trasformava in arido oro. Come si meritava, Mida era ossessionato dall'oro: ed ebbe paura di morire di sete e di fame. Allora il re tornò di corsa da Bacco, disperato e pentito. Per fortuna, gli dei sanno talvolta essere miti, e Bacco disse a Mida: «Vai alle sorgenti del fiume Pactolo, metti il capo sotto il fiotto dell'acqua e lava al tempo stesso il tuo corpo e la tua colpa». Mida fece proprio così, e da allora si liberò e visse felice: ancora oggi egli vive in campagna e tra i boschi, e odia l'oro e la ricchezza. Anche i pittori raccontano le favole, e il più grande favoleggiatore di tutti i pittori, si chiama Nicolas Poussin. Poussin aveva il dono di farci vedere i pensieri degli uomini che dipingeva, e di farci vedere anche l'anima della natura in cui gli uomini vivono. In questo quadro vediamo il re Mida in ginocchio, nudo, mentre si offre a questa specie di battesimo, di rinascita alla natura. Poussin amava molto le statue degli antichi romani, e proprio come loro rappresentava i fiumi in un modo strano e poetico: come dei signori nudi e sdraiati che versano acqua da un vaso. Sembra di sentire il rumore del vento tra gli alberi, il gorgoglìo delle fonti che sgorgano dalle anfore del vecchio Pactolo sdraiato, e le chiacchiere dei putti birichini che lo accompagnano. L'unico oro che vediamo sono le pagliuzze che l'acqua porta via, e soprattutto l'oro leggero che piove dal cielo, nella luce del tramonto struggente che bagna il tronco dell'albero e scalda il corpo e il cuore di Mida pentito. La pittura dolce e gentile di Poussin ha un messaggio per noi: la comunione con la natura ci libera dalla schiavitù dell'oro. C'era una volta, la comunione con la natura. Dovrà tornare ad esserci, in futuro. Se lo vogliamo, un futuro. Nicolas Poussin, Mida si purifica dalla brama dell'oro alle sorgenti del Pactolo, 1628 circa. New York, Metropolitan Museum of Art.
Alfabeto figurativo 5. Re Mida, quando l'oro è una condanna
Un re di nome Mida regnava sulla Frigia. Un giorno, liberò un prigioniero di nome Sileno, che era stato catturato mentre dormiva ubriaco nei campi. Mida fu invitato da Bacco, il dio del vino, a scegliere un premio. Chiese che tutto quello che toccava con il suo corpo si trasformasse in oro. Tuttavia, presto si rese conto che non poteva più mangiare né bere, perché tutto si trasformava in oro. Mida tornò da Bacco e gli chiese aiuto. Bacco gli disse di andare alle sorgenti del fiume Pactolo e di lavarsi con l'acqua per liberarsi dalla brama dell'oro. Mida seguì le istruzioni e si liberò.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo