L'antico maniero di Maddaloni Gli appelli: intervento del prefetto per la messa in sicurezza Una lunga battaglia per stabilire le responsabilità dei danni e acquisizione immediata dell'area verde ricca di essenze E' un monumento nazionale sepolto sotto una montagna di carte bollate. Mai simbolo fu più rappresentativo degli splendori e della decadenza di un territorio. E stato per secoli l'ombelico dello sviluppo dell'area urbana. Con la torre superiore longobarda a guardia della valle, eretta su preesistenze di età neolitica, per secoli presidio militare di vigilanza sulla sottostante via Appia. Poi, sono arrivati la torre Artus nell'alto medioevo, i fasti della famiglia Carafa, la ristrutturazione e il rilancio (del castello e del parco attiguo) voluti da Giacinto de Sivo. Ma dopo l'Unità d'Italia, e soprattutto dopo il secondo dopoguerra, il degrado è stato totale, dall'abbandono, ai crolli, ai saccheggi. Tanto che oggi, del complesso fortificato se ne parla più nelle aule di tribunale che nei libri di storia. Da un lato una parte degli eredi de Sivo, dall'altra, a turno, privati, il Comune, la Regione Campania, il ministero delle Politiche Agricole e delle Foreste, il Dicastero dei Beni Culturali. Soprattutto gli enti pubblici si sono difesi più volte dall'accusa di «omessa vigilanza su monumenti sottoposti a vincolo imposta dalle norme (art.20 legge 5485)». «Crediamo - spiega Gaetano Giglio, attivista di lungo corso della Pro Loco - che la guerra perenne delle carte bollate vada fermata. Il destino del castello, della torre e del parco fortificato, insomma, dei monumenti nazionali, non si tutela in Tribunale ma rispettando le leggi in vigore». Un appello caduto nel vuoto. Perché l'argomento tutela del maniero fortificato scalda gli animi. E bastato che la sovrintendente Paola Raffaella David rispolverasse e rilanciasse, lo scorso anno, l'ordinanza per la «messa in sicurezza e il consolidamento» ad horas, mediante una «ingiunzione in danno» ai proprietari, per suscitare l'entusiasmo delle associazioni e dei cultori di storia patria. «Bene - commenta e denuncia Antonio Sarracco (Gruppo Archeologico Calatino e attivista di Sel) - ma siamo sempre fermi alle carte bollate. La David ha il grande merito di avere spezzato mezzo secolo di inerzie. Ora, si proceda agli interventi, stoppati ovviamente dall'ennesima guerra di ricorsi e cavilli giuridici». Per questo, ultimo in ordine di tempo, è stato sottoscritto un appello, inviato anche al Prefetto, contro il reale rischio crollo, e la totale scomparsa delle strutture superstiti, per la Torre Artus e la Torre Nord (longobarda), a tutela delle pubblica e privata incolumità, per l'eliminazione dei rischi da crollo (minaccia diretta per alcuni vicoli del centro storico) e l'interdizione del facile e libero accesso a aree pericolanti. «Non più - conclude Sarracco - una questione di tutela ma rispetto della legalità e quindi di applicazione delle norme esistenti disattese». Il quadro normativo non ammette dubbi, leggi alla mano si deve procedere alla messa in sicurezza dei monumenti. È sul dilemma a chi competa l'onere finanziario dell'intervento, che si è impantanata l'azione della Sovrintendenza. Il nodo giuridico è tutt'altro che trascurabile. «Su questo, è in atto - commenta l'avvocato Pasquale d'Alessio (proprietario delle torri) - un contenzioso e le richiesta risarcimento danni per omessa vigilanza e tutela sui monumenti. E evidente che la Sovrintendenza non può chiedere di cancellare le tracce dei danni che proprio il ministero è chiamato a risarcire. L'ingiunzione si configura come un palese conflitto d'interesse. I danni sono stati causati dagli abusi documentati sul territorio e non dai proprietari, il cui unico obiettivo è la restitutio ad integrum dei beni violentati». Con i tempi dilazionati della giustizia la guerra continua. Fatto salvo il diritto costituzionale alla proprietà privata, la Pro Loco prospetta una vera via d'uscita giuridica al contenzioso. «Nel pieno rispetto del Codice Urbani (tutela e conservazione) - annuncia Giglio - esistono due soluzioni». La prima è «l'acquisizione al patrimonio pubblico del parco collinare; vera oasi verde nel cuore dell'area urbana». La seconda, è la «stipula alternativa di un comodato d'uso gratuito con i proprietari sempre per restituire alla città un patrimonio botanico di valore assoluto». Ai privati resterebbe la proprietà dei monumenti, da tutelare secondo le norme vigenti. E questo, senza attendere l'esito di una vicenda giudiziaria incerta.
Castello di Maddaloni. Un monumento sepolto dalle carte bollate
Il maniero di Maddaloni, un monumento nazionale, è stato abbandonato e degrado dopo l'Unità d'Italia. I proprietari e gli enti pubblici si sono difesi dall'accusa di omessa vigilanza su monumenti sottoposti a vincolo. L'ingiunzione della Sovrintendenza per la messa in sicurezza e il consolidamento del castello e del parco fortificato è stata ricevuta con entusiasmo, ma la guerra di ricorsi e cavilli giuridici continua. Un appello è stato sottoscritto per fermare la guerra di carte bollate e richiedere l'acquisizione al patrimonio pubblico del parco collinare o la stipula di un comodato d'uso gratuito con i proprietari.
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