Il «no» dei direttore regionale dei Beni culturali, Angelini Il caso è stato sollevato dagli architetti Ettore e Roberta Ventrella, che in un libro ne sottolineano il grande valore Le motivazioni. Un eventuale ricorso in giudizio della proprietà - spiega Angelini - ci vedrebbe poi soccombere CASERTA La sua importanza storica è testimoniata da documenti d'archivio che l'associano al nome di Luigi Vanvitelli, in merito alla realizzazione dell'acquedotto di San Benedetto. Correva l'anno 1772, e l'imponente struttura della Masseria delle Cetrangole - ubicata tra San Nicola la Strada e Maddaloni - già esisteva. Due mesi dopo l'apertura dei cantieri, il 6 marzo, «il partitario, in cambio di un regalo di 500 ducati», si impegnò a «far porzione dell'acquedotto, dai molini di San Benedetto per insino al luogo detto la Masseria delle Cetrangole, per tutto il dì 30 di giugno di questo corrente anno». Patto cui tenne fede, come dimostra una relazione di Vanvitelli del 19 luglio, richiesta dal principe di Colubrano, in cui si legge che il suddetto tratto era pressoché terminato. Quella masseria - cui è annessa una magnifica cappella seicentesca, piena di affreschi coevi, Santa Maria delle Grazie, citata da Giacinto de Sivo nella sua Storia di Calazia Campana e Maddaloni - oggi versa in stato di gravissimo abbandono. Addirittura, è stata sventrata nella sua parte centrale, verosimilmente allo scopo di aprire un varco per il passaggio di grossi automezzi impiegati la realizzazione di una nuova struttura sorta all'interno. Ma, secondo la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania, non merita l'istituzione di un vincolo che la tuteli da ulteriori oltraggi, «considerato che un eventuale ricorso in giudizio da parte della proprietà dell'immobile vedrebbe l'amministrazione presumibilmente soccombente». La vicenda è stata sollevata da un architetto napoletano, Ettore Ventrella, appassionato autore - assieme alla figlia Roberta - di una ricerca storica sull'architettura rurale borbonica, condotta sul campo oltre che negli archivi, in via di pubblicazione. Trovandosi di fronte allo «sfregio» compiuto ai danni della Masseria delle Cetrangole, Ventrella ha immediatamente segnalato il caso alla soprintendenza casertana, che ha scelto di passare la palla alla direzione regionale. Questa la risposta del direttore regionale, Gregorio Angelini, acquisita al protocollo lo scorso 31 luglio: «Con riferimento alla richiesta di codesta soprintendenza di cui alla nota del 5 luglio, si evidenzia che l'immobile appare dalla documentazione fotografica di tale modesta fattezza che, definirlo "un edificio rurale di grande interesse storico ed antropologico, risulta una valutazione non condivisibile, anche in considerazione della presenza sul territorio Casertano di tipologie rurali di maggior pregio architettonico. Inoltre, lo stato di notevole abbandono e degrado del complesso non invita a decretarne l'interesse culturale, considerato che un eventuale ricorso in giudizio da parte della proprietà dell'immobile vedrebbe l'amministrazione presumibilmente soccombente». La conclusione di Gregorio Angelini è che «l'eventuale recupero dell'immobile debba essere contemplato negli strumenti urbanistici locali, attraverso un progetto di rifunzionalizzazione che ne arresti quel degrado che un eventuale decreto di tutela potrebbe non riuscire ad arginare».