La Regione perde la causa al Tar contro il ministero dei Beni culturali: la Soprintendenza archeologica di Napoli-Pompei, diretta da Teresa Elena Cinquantaquattro, non dovrà così restituire i 420mila euro chiesti da Palazzo Santa Lucia. La controversia riguarda i lavori di sistemazione della scarpata nord del progetto «Pompei, Ercolano e sistema archeologico vesuviano», finanziati per circa due milioni e mezzo di euro (fondi Por) dall'assessorato al Turismo. I giudici partenopei di piazza Municipio hanno accolto il ricorso del ministro Lorenzo Ornaghi e bocciato il decreto della Regione di recupero della somma, emanato dalla coordinatrice dell'Area Turismo, Ilva Pizzorno. Dopo la richiesta di saldo formulata dalla Soprintendenza, la Regione comunicava che, sulla base delle osservazioni degli organismi di controllo, non aveva ammesso la spesa di 420mila euro. Motivo? Alcuni lavori realizzati, complementari del contratto iniziale, non erano riconducibili a «circostanze imprevisti e imprevedibili». Alla Soprintendenza veniva imputato di aver affidato tali lavori direttamente, senza la prescritta gara di appalto, nella fattispecie obbligatoria, venendo in rilievo l'impiego di risorse erariali pubbliche di derivazione dell'Unione Europea. Secondo il Tar, una volta intervenuta la cosidetta «decertificazione della spesa», cioè l'annullamento parziale del finanziamento in precedenza ammesso, la regolazione dei rapporti contrattuali tra Soprintendenza e impresa appaltatrice dei lavori deve avvenire secondo i canoni civilistici in tema di adempimento del contratto. La sentenza evidenzia, poi, che è mancata da parte della Regione una valutazione comparativa degli interessi contrapposti, «il che è particolarmente grave se si si tiene conto che la vicenda vede coinvolta un'altra pubblica amministrazione». La Regione, che aveva omesso di comunicare l'avvio del procedimento, è stata anche condannata a pagare 2.000 euro di spese legali. La sentenza è stata emessa dalla Terza Sezione del Tar, composta dal presidente Saverio Romano e dai magistrati Ida Raiola, relatore, e Alfonso Graziano.