Caccamo ritrova un complesso religioso ricco d'arte. Domani (ore 10,30) riapre dopo un accurato restauro condotto dalla sovrintendenza di Palermo la chiesa di San Benedetto alla Badia. Il recupero sarà illustrato dall'arch. Lina Bellanca, responsabile dell'Unità operativa Beni architettonici della sovrintendenza. Parteciperanno il sindaco Andrea Galbo e il sovrintendente Gaetano Gullo. Andiamo ad indagare storicamente la chiesa che vanta bellissimi stucchi serpottiani e uno strepitoso pavimento in maiolica opera di Nicola Sarzana (1700-1786). Questo tempio, considerato da molti studiosi la più bella chiesa i Caccamo, è un autentico gioiello di arte barocca e merita di essere esplorato metro per metro. E' consigliabile addentrarsi all'interno senza scarpe per salvaguardare le piastrelle in maiolica. Il pavimento di Sarzana raffigura di uccelli svolazzanti, grandi festoni di verde fogliame cosparso di fiori e frutta, paesaggi agresti, tramonti e panorami, angeli che suonano la tromba. Gufi e uccelli, curati nei piccoli particolari, secondo la simbologia religiosa esprimono l'anelito dell'uomo a liberarsi del corpo per congiungersi a Dio. Al centro del pavimento tra due telamoni, entro una cornice mistilinea decorata da una robbiana di foglie, fiori e frutti, è dipinto un paesaggio marino con una nave che si dibatte tra i flutti, mentre sulla costa alcuni pastori guardano atterriti la scena all'ombra di una torre costiera. La struttura religiosa si trova a poca distanza dalla piazza dell'Annunziata e si tramanda che la Badia venne edificata al 1512, mentre la chiesa a partire dal 1572 per volere di Anna Henriquez Cabrera, che assegnò nel suo testamento 1000 scudi. «I lavori di abbellimento - dice il sovrintendente Gullo - si protrassero per diversi anni e si conclusero probabilmente nel 1748, data incisa sul portale di ingresso all'interno dell'emblema benedettino». Spiega l'architetto Lina Bellanca: «La chiesa, ad unica navata con profondo presbiterio a pianta quadrata, è rivestita di stucchi. Le due figure femminili in abiti settecenteschi ai lati dell'arco trionfale raffigurano le due principali virtù ecclesiastiche, la 'castità' e l'obbedienza', chiaramente ispirate ai modelli di Giacomo Serpotta. Di particolare interesse è l'altorilievo, all'interno di una lunetta sopra l'altare maggiore, raffigurante 'La cena di Emmaus' con Cristo al centro tra due apostoli vestiti da pellegrini». L'opera più importante è costituita da una grandiosa cancellata in ferro battuto che va dalla balaustra del matronèo fino alla volta della chiesa. L'architrave in legno che sorregge la parte superiore della grata a forma di ventaglio reca una scritta rivolta alle suore: "Orate pro me". "Nel presbiterio -dice l'arch. Bellanca - trova posto l'altare in legno intagliato e dorato. La mensa poggia su due grandi volute, tra le quali trovava posto il paliotto, oggi non più esistente; i due gradini d'altare molto articolati si concludono con due angeli reggi candela. Al centro del tabernacolo contornato da volute e sormontato da una testa di cherubino privo della porta d'argento che raffigurava Cristo, oggi conservata nella chiesa dell'Annunziata". La tela sul primo altare a destra raffigurante l'Immacolata Concezione è opera di Vincenzo La Barbera (1613 con sigla VLB), architetto e pittore. 15122012