Continuano a svelarsi meraviglie, via via che convergono altre forze, sull' onda generosa della campagna, solitaria all'inizio, ingaggiata da "Italia Nostra" per difendere dalla c.d. "valorizzazione" l'Istituto Storico del Servizio Nazionale Geologico (con annessi Museo, Biblioteca e preziose collezioni), installato per volontà di Quintino Sella nell'edificio di Largo Santa Susanna, progettato dall'architetto Raffaele Canevari nel 1873. Perciò ieri mattina, alla conferenza stampa indetta dalla Sezione romana di "Italia Nostra", per chiedere che non sia cambiata la destinazione d'uso del complesso (come invece proposto dalla delibera approvata dalla Giunta Comunale il 22 dicembre 2004), noi cronisti abbiamo fatto due ulteriori scoperte. La prima: che sotto l'edificio di Largo Santa Susanna - primo ed originale esempio italiano (l'abbiamo scritto altre volte) di architettura moderna con impiego del ferro nelle strutture portanti - si trovano le cave romane di pozzolana che servivano alla costruzione degli antichi porti. 120mila fossili animali sono finiti a Castelnuovo di Porto L'appello al sindaco per non cambiare la destinazione d'uso E sembra un segno del destino che l'edificio costruito per farne, nell'Italia appena unita, "il tempio della scienza geologica", e cioè di quella scienza che si dedica allo studio della costituzione, della struttura e dell'evoluzione della crosta terrestre, (Quintino Sella aveva in mente gli analoghi istituti scientifici e museali di San Pietroburgo e di Berlino), sia sorto su un terreno, tecnicamente una roccia effusiva vulcanica, che i romani aveva scoperto come particolarmente resistente, se mescolata alla calce, alla erosione delle acque. Un sapere insomma che va indietro nel tempo, fino all'identificazione, da parte dei romani, nel golfo di Pozzuoli, di quella che essi chiamarono "pulvis puteolana" (da cui il nome attuale di pozzolana). Ma la seconda scoperta, sempre per noi cronisti, non certo per i cultori della materia, è ancora più clamorosa: abbiamo infatti appreso ieri, dal catalogo curato per l'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) dal geologo Francesco Angelelli, con la collaborazione di Roberta Rossi, del Servizio Cartografico del Museo, che la collezione di fossili animali costituita da 120.000 esemplari attualmente ospitati nei capannoni della Protezione Civile a Castelnuovo di Porto, contiene nove esemplari fossili di proto-dinosauri, ritrovati tra il 1847 e il 1863, da uno dei primi geologi italiani, Giulio Curioni: e poiché i ritrovamenti avvennero nei dintorni del Lago di Como, i preziosi fossili - che vari istituti scientifici statunitensi, come il Field Museum di Chicago, chiedono invano da anni di poter visionare - sono stati battezzati, dal nome latino del Lago di Como, "Lariosauri". Si tratta di antenati dei dinosauri, i cui scheletri erano annidati nel calcare nero di Varenna: i "Lariosauri" erano animali di terra, ed esattamente rettili, lunghi non più di trenta-cinquanta centimetri circa, una specie di lucertoloni. La scienza li classifica come "olotipi" cioè esemplari unici, il cui studio è indispensabile per paragonarvi qualunque altra scoperta di fossili animali di epoche precedenti o successive. I "Lariosauri" sarebbero vissuti circa 270 milioni di anni fa... Ancora più antichi (300 milioni di anni, periodo Cambriano Inferiore) sono i trilobiti ritrovati in Sardegna... Ma di questi altri fossili preziosi delle collezioni del Geologico oggi ammucchiate in magazzini e depositi vari, ce ne ha parlato la viva voce e la passione del secondo Direttore del Geologico nel dopoguerra, Gianlupo Del Bono, che lo diresse dal 1956al 1962. Fu lui a rischedare la collezione paleontologica - «A latere - spiega - mantenevamo i cartellini originali che illustravano i reperti contenuti nelle bacheche, anche quelli originali, voluti da Quintino Sella sul modello del British Museum di Londra...». I trilobiti sono crostacei dal guscio a tre lobi che vivevano nel fondo degli Oceani, ma che in Italia sono stati ritrovati sulle scogliere del Porto di Canalgrande, ad Iglesias; il primo scienziato che li scoprì fu Meneghini, nel 1881. Ma nel 1970 il loro ritrovamento appassionò Franco Rasetti, l'unico fisico italiano che, pur emigrato come aiuto di Enrico Fermi negli Stati Uniti, si rifiutò di collaborare alla realizzazione della bomba atomica, e ritornò in Italia. «Qui si trasformò in un eccezionale geologo, ma già a vent'anni conosceva a memoria 12.000 nomi di olobiti... Ed un'altra sua passione era l'ibridazione sperimentale delle orchidee....Era un uomo anche umanamente straordinario, che meriterebbe di essere ricordato... » Così lo racconta Gianlupo Del Bono, l'anziano scienziato che continua la sua ricerca di fossili sia in Sardegna come in Nigeria... «Dalla Nigeria vorrebbero inviare i reperti al Geologico di Roma! Ma dove li mettiamo?» si accora l'ex Direttore... All'incontro di ieri ha partecipato anche il docente d'Architettura dell' Università di Bari, Professor Giuseppe Strappa, che ha chiesto che tutti gli edifici inseriti nell'accordo di programma votato il 22 dicembre scorso - e quello del Poligrafico, ha sottolineato, «è l'ultimo grande monumento allo Stato, realizzato dall'architetto Garibaldi Burba nel 1913» - vadano sottratti al cambio di destinazione d'uso. La stessa cosa, almeno per quel riguarda il Geologico, la chiederà il Professor Uberto Crescenti, Direttore della Società Geologica Italiana, creata da Quintino Sella nel 1863, nella lettera indirizzata al Sindaco Walter Veltroni, richiedendogli anche un incontro personale. E il geologo Piero Casero, intervenuto ad "Italia Nostra" in rappresentanza della Società, ha proposto che l'edificio del Canevari sia ribattezzato "Casa della Geologia" e possa riaprire al pubblico, debitamente ristrutturato. Dal canto suo, la Sezione romana di "Italia Nostra", per bocca della Presidente Maria Antonelli Carandini e della Consigliera Mirella Belvisi, ha deliberato di chiedere una audizione alla V Commissione Consiliare Permanente (Commissione Cultura), presieduta da Adriana Spera, e di indirizzare un appello ai capigruppo del Consiglio Comunale perché votino contro la delibera approvata dalla Giunta il 22 dicembre scorso. Dopo l'appello a salvare il Geologico, già rivolto al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e la raccolta delle firme degli Accademici dei Lincei, che sarà presto resa pubblica, da segnalare anche iniziative come quella di chiedere al Ministro degli Esteri Gianfranco Fini di rassicurare l'Unesco - che ha aderito all'appello di "Italia Nostra" con una lettera firmata dal Professor Eder - sulla conservazione ed arricchimento delle funzioni dello storico complesso di Largo Santa Susanna. Adele Cambria
l'Unità
1 Marzo 2005
I proto-dinosauri sfrattati dal Geologico- Italia Nostra: no al cambio di destinazione d'uso .
AD
Adele Cambria
l'Unità
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