ERANO oltre diecimila. Soldati cechi e slovacchi. Si battevano per l'indipendenza delle loro terre, allora sotto il controllo dall'impero austro- ungarico. Bollati come disertori, furono catturati e spediti in Italia tra il 1916 e il 1918. Il più singolare campo di prigionia in Europa: a Padula, nella Certosa di San Lorenzo. Storie della Grande Guerra: stamattina, a partire dalle 9, la giornata celebrativa "Dov'è la nostra patria? Luoghi e storie della Legione ceco-slovacca in Italia". Partecipano gli ambasciatori della Repubblica Ceca, Petr Burianek, e della Slovacchia, Maria Krasnohorska. Il colonnello Antonino Zarcone, capo dell'ufficio storico dello stato maggiore dell'Esercito, il soprintendente ai Beni architettonici di Salerno Gennaro Miccio e il sindaco di Padula, Paolo Imparato, scopriranno una lapide commemorativa in tre lingue. Seguirà alle 10, nella sala del refettorio, una giornata di studi, con presenze accademiche internazionali. «A Padula si formò il primo esercito cecoslovacco», spiega Carmine Pinto, docente di Storia contemporanea all'università di Salerno. «I prigionieri, animati dal senso di ribellione verso l'autorità austriaca, chiesero di arruolarsi come volontari nell'esercito italiano». I diecimila furono allora liberati e formarono le file della Legione cecoslovacca, poi spedita al fronte. Alle 17 proiezione del video in 3D del campo, che precede l'inaugurazione della mostra curata da Vincenzo Pinto e Giovanni Villani. Duecento immagini: baracche, brande e tende militari nella Certosa e nei dintorni. Evento a cura della Soprintendenza di Salerno e dell'associazione culturale "Nova Civitas", coordinata da Caterina Di Bianco (paolo de luca)