"Nella mostra didascalie solo in inglese e italiano: e il latino? E non c'è traccia della statua più importante" Voglio esprimere qualche valutazione critica sulla mostra di Costantino. 1) È semplicemente vergognoso che le didascalie illustrative dei pezzi che recano testi scritti (cioè epigrafi, legende monetarie ecc.) di grande importanza per la comprensione del periodo costantiniano, non riportino una sola parola in latino. Il celebre editto di Costantino fa bella mostra di sé in italiano e in inglese. Chi sa che i nostri studenti di ogni ordine e grado che visitano la mostra non pensino che già allora l'inglese fosse la lingua ufficiale dell'Impero romano? 2) È semplicemente incredibile che della più vistosa e importante testimonianza della presenza di Costantino a Milano, cioè la statua dell'Imperatore che sorge sul sagrato di S. Lorenzo, non vi sia la minima traccia nella mostra! 3) Io ritengo semplicemente vergognoso che i magnifici resti monumentali romani portati alla luce in piazza Meda siano stati accuratamente eliminati (ossia ritengo distrutti) per far luogo a un faraonico quanto inutile parcheggio; 4) Non meno incredibile della latitanza della statua milanese di Costantino è il fatto che la patera di Parabiago, il più importante e splendido reperto tardo antico esposto in quel "bilocale con tinello" che si fregia del pomposo titolo di Museo Archeologico di Milano, pur trovandosi in linea d'aria a non più di 400 metri da Palazzo Reale, appaia in mostra soltanto in una miserella fotografia! 5) A questo punto, prendendo spunto dalla Mostra, si potrebbero fare considerazioni più generali sullo stato dell'archeologia romana a Milano, ma mi limito a far notare che, a fronte dell'esaltazione della magnificenza del Palazzo Imperiale in zona Magenta, sta il fatto che nessuno ha mai pensato di continuare lo scavo dei cospicui resti di quello stesso palazzo che si trovano in via Brisa; scavo che si potrebbe tranquillamente estendere sotto l'area attualmente occupata semplicemente da un'area adibita a parcheggio. Alberto Maffi vicedirettore del Dpt dei sistemi giuridici dell'Università di Milano-Bicocca La lettera era molto lunga, ho dovuto potarla, ma questa indignazione su materie di cui ho soprattutto reminiscenze scolastiche m'intriga. Inoltre il professor Maffi ha un volto che Hollywood prenderebbe in prestito per un bel Cicerone, che se non sbaglio venne, post-mortem, privato delle mani che avevano osato scrivere le Filippiche. Qui saremmo in democrazia, può stare sereno.