Denuncia della storica associazione ambientalista a tutela di un bene "unico e importantissimo" Frana la geologia, incombe lo sfratto»: era il titolo di un articolo di Antonio Cederna, apparso su Repubblica nel febbraio 1995. Sono passati dieci anni e ora per il Museo geologico di largo Santa Susanna si mobilita Italia Nostra, l'associazione per la tutela del patrimonio, che lo fa richiamando alla memoria una battaglia di uno dei suoi più nobili attivisti per chiedere oggi l'attenzione del ministro Matteoli e del presidente della Repubblica oltre alla revisione di una decisione della Giunta comunale di trasformare quello spazio nella Città del Libro. All'epoca, la presidenza del Consiglio aveva deciso lo sfratto per il museo che avrebbe dovuto trasferirsi in un edificio della Federconsorzi. Poi le cose sono andate diversamente, il museo geologico è avvizzito col tempo rimanendo immobile fino a questi mesi come solo certe cose provvisorie riescono a fare. Quell'articolo concludeva: «Cosa ne sarà del vecchio edificio storico? È facile immaginare quali appetiti scatenerà ovviamente a danno delle funzioni e degli equilibri del centro storico di Roma». Il lungo appello che Italia Nostra ha reso pubblico ieri nelle stanze della sezione di Roma chiede l'assegnazione da parte del Governo dell'intero edificio, transennato da anni, alle funzioni di sede dell'Apat, l'Agenzia per la protezione dell'Ambiente e i servizi tecnici che ha inglobato l'originario servizio geologico, e della biblioteca (150 mila pubblicazioni e 50 mila cartografie) e di museo, appunto, delle collezioni paleontologiche (oltre 100 mila reperti). Un grido di dolore sottoscritto anche dal professor Eder, presidente del dipartimento di Scienza della Terra dell'Unesco. Com'è noto, per il Museo geologico qualcosa si è mosso negli ultimi tempi e i progetti, in fase piuttosto avanzata, sono altri: il sindaco Walter Veltroni ha annunciato che se ne farà una Città del libro, centro del multimediale con conservazione di un piano a museo e con la necessaria protezione dei reperti archeologici. Da soprintendente, Adriano La Regina ha lanciato più volte proprio su queste pagine l'allarme per le sorti del Museo oltre che per la conservazione delle mura serviane emerse e scavate soltanto in parte al piano nobile dell'edificio. Una situazione che Italia Nostra spera di riuscire a sbloccare: cinque i «crimini» perpetrati contro il Museo geologico. Prima di tutto lo sperpero dovuto, fra l'altro, al mancato utilizzo dei finanziamenti accantonati per la ristrutturazione dell'immobile bloccata due anni dopo l'inizio del cantiere. Secondo, lo smembramento delle collezioni; terzo, le manomissioni dovute alle «devastanti trasformazioni» che potrebbero abbattersi sull'immobile nato con funzioni precise. Ancora, la speculazione legata alla cartolarizzazione (vendita degli immobili di proprietà del Demanio) che «presenta nel Comune di Roma aspetti preoccupanti». Per finire, la disinformazione: «perché nessuno ha informato l'opinione pubblica della situazione drammatica in cui si trovano collezioni litomineralogiche e paleontologiche uniche al mondo?». La speranza è in una risposta da parte delle massime istituzioni dello Stato, dalla presidenza del Consiglio a quella della Repubblica, per «salvare un importantissimo bene culturale della nazione e di Roma».
MUSEO GEOLOGICO-ROMA : Santa Susanna, l'appello di Italia Nostra al Governo
L'associazione Italia Nostra ha denunciato la situazione del Museo geologico di Roma, che rischia di essere sfrattato per farne una Città del Libro. L'edificio, storico e importante, è stato trasformato in un museo geologico negli anni '60 e ospita collezioni paleontologiche uniche al mondo. L'associazione ha richiamato la memoria di un articolo del 1995, in cui era stato denunciato lo sfratto. Oggi, la situazione è ancora critica, con la cartolarizzazione degli immobili di proprietà del Demanio e la manomissione delle collezioni.
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