Forte della concessione di Pierre Cardin che la critica è consentita (grazie), desidero esprimere il mio giudizio totalmente negativo sull'eco-mostro che si intende realizzare a Marghera e cui è stato dato il nome di Palais Lumière. Non solo negativo, ma preoccupato e angosciato. Leggo che l'edificio verrebbe realizzato altrove, se non venissero rilasciati i dovuti permessi: come spostare la Basilica di San Marco in Piazza Duomo a Milano e viceversa. Già questo la dice lunga - e basterebbe - sulla inconsistenza e la rozzezza progettuale dell'intrapresa, indifferente ad ogni contestualizzazione. Come parcheggiare una macchina - ovviamente già fabbricata in serie - in una qualsiasi piazza di una qualsiasi città. Ma c'è di peggio: la contestualizzazione, nei fatti, avverrebbe forzatamente ex-post, con la deformazione irrimediabile del contesto, che evolverebbe - esso - in funzione del nuovo ingombro, cancellandosi brutalmente ogni preesistente valore e delicato equilibrio. Ma questa considerazione, che affido soprattutto ai cultori dell'architettura di qualità, e non quindi agli autori del progetto, è il meno. L'eco-mostro è alto più di 250 metri e ciò quindi non comporta solo il massacro dello sky line di Venezia, ancora sostanzialmente salvo, nonostante Porto Marghera, fatto su cui già molti si sono ovviamente soffermati. Già questo sarebbe più che sufficiente per impedirne in ogni modo la realizzazione. Il danno forse perfino maggiore è dato dalla devastazione del paesaggio veneto, che, nonostante moltissimi e preziosi diffusi dettagli siano andati in malora a seguito dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione, in gran parte inevitabilmente, è pur-tuttavia ancora lui. Ma il "coso" che si vuol fare è alto il doppio di Conegliano e di Asolo, i cui cittadini, mentre nelle giornate limpide cercheranno con lo sguardo la Venezia di sempre e la sua laguna, vedranno invece di giorno e anche di notte il lampione, visto che, chiamandosi non a caso "lumière", produrrà un inquinamento luminoso devastante, sarà un incubo per milioni di persone, fino a Verona e alle Dolomiti. La speranza è che il Sindaco, che, alle strette com'è, si è lasciato abbacinare dai soldi sventolati sotto il naso, abbia invece un ripensamento e regali a Pierre Cardin la veduta prospettica di Venezia contenuta nella "Peregrinatio" di Reuwich del 1486 o una riproduzione di un quadro del Cima. Visto che il nostro vuol tornare nella terra natale, è bene che rifletta sulle differenze che la connotano rispetto alle realtà che gli sono più famigliari per la sua vasta esperienza cosmopolita, cioè Manhattan, Hong Kong, Abu Dabi, o la Défense della sua Parigi, e queste differenze rispetti, senza praticare banali omologazioni. L'ultima considerazione riguarda il fatto che la decisione a favore del Palais costituisce un precedente, e qui si aprono due possibili scenari: il primo, più roseo, è che, fatta la costruzione, questa resti isolata e che fra cinquant'anni, sull'onda di decenni di proteste, comitati, etc., si vari una legge speciale che ne stabilisca e finanzi la distruzione. La seconda, più probabile e drammatica, è che l'esempio faccia scuola e, non potendosi negare ad altri ciò che è stato concesso oggi a qualcuno, venga sorgendo progressivamente in fregio alla laguna una sorta di anfiteatro di grattacieli, tutti rigorosamente con vista di Venezia - ché questo è il business - vista dall'alto in basso, come uno scavo archeologico, astratta dal territorio e ormai privata di senso. Allo stesso modo con cui si può vedere, con sensazione patetica e sbigottita, la cattedrale di St. Patrick dai grattacieli della Quinta Strada guardando alla rovescia le sue guglie gotiche, sia pure neo, svettanti e fatte per essere misticamente ammirate da sotto in su (con tutto il portato e la sedimentazione di secoli di cultura di cui la chiesa ci parla e che l'hanno concepita per essere vista dal basso). Ridotta a un ranocchio: attenti a non calpestarla. E' il prodotto della stessa finezza culturale di chi sistema nel soggiorno di casa un confessionale settecentesco per farne un mobile bar. A tutto ciò, se, come sembra, chi deve pensarci non ci pensa, e non potendo resuscitare Pompeo Molmenti (anche se Salvatore Settis la sua parte l'ha fatta), ci porterà il Palais Horreur. Meglio che Pierre Cardin se lo porti via, visto che è un oggetto mobile, e lo metta, magari, vicino alle Piramidi: con i soldi si può far tutto.
Venezia, Marghera. Palais Lumière, è meglio che Cardin se lo porti via e lo metta vicino alle Piramidi
L'autore esprime un forte dissenso per la realizzazione dell'eco-mostro a Marghera, chiamato Palais Lumière, progettato da Pierre Cardin. Il progetto è considerato inconsistente e rozzo, e avrebbe un impatto devastante sulla città di Venezia e sul suo paesaggio veneto. L'autore preoccupa che il progetto possa essere realizzato nonostante le proteste, e che possa diventare un precedente per altre costruzioni simili. Sostiene che il progetto non rispetta le differenze culturali e storiche di Venezia, e che potrebbe essere visto come un "incubo" per milioni di persone.
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