BOMPORTO. Dopo l'ok della Soprintendenza il destino è ormai segnato, ma Italia Nostra di Modena manifesta la sua contrarietà alla imminente demolizione dello storico ponte in cemento armato della Carpi-Ravarino sul Panaro. Il ponte da quasi un secolo collega i centri di Bomporto e Ravarino ed è stato lesionato dal sisma del 29 maggio. Per Provincia e Comune, che ne discutevano da tempo, i danni ai basamenti in cemento sono ormai irrecuperabili. A giorni sarà scelta una delle due ipotesi progettuali: costruire a fianco del vecchio ponte, senza interrompere mai il traffico, oppure costruire sopra al ponte, con uno stop del traffico per un massimo di 4 mesi. Spesa prevista: 3,4 milioni di euro, che per Italia Nostra si potevano risparmiare. «L'opera, presenta per certo interesse culturale, costituendo un'applicazione pioniera in territorio emiliano della tecnologia del cemento armato a ponti stradali e, a giudicare dalla circostanza che il traffico sul ponte di Bomporto non è stato interrotto pur se sono state adottate misure di cautela, sembra non irragionevole l' ipotesi che le lesioni non siano così gravi e irreparabili», è scritto nella lettera rimasta ancora senza risposta, indirizzata da Italia Nostra di Modena al presidente della Provincia (cui appartiene il ponte) e al direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna (cui spettava la tutela). A sostegno della sua posizione, l'associazione afferma che in tempi recenti un analogo ponte e di più ampia luce, ad Eraclea, è stato riparato da non lievi lesioni su progetto dello strutturista Paolo Foraboschi docente presso l'Iuav di Venezia, «sicché pare opportuno assumere informazioni al riguardo, prima di adottare la soluzione che condanna alla distruzione un bene di riconosciuto interesse per la storia della tecnologia delle costruzioni stradali, che ancora corrisponde alle esigenze delle comunicazioni e del traffico». «A mio avviso si può e si deve valutare una soluzione che assicuri la conservazione di questo ponte, soluzione che, nel rispetto della sicurezza, sarebbe meno economicamente onerosa della costruzione di un nuovo ponte, e che salvaguarderebbe il patrimonio culturale di cui quest'opera fa parte» ha commentato il prof Foraboschi.