Due senatori avevano addirittura presentato un'interrogazione in difesa di De Caro, reo confesso di furti librari eccellenti. Avessero saputo... I senatori Palmizio e Piscitelli avevano accusato due storici dell'arte di una violenta campagna denigratoria contro il direttore dei Girolamini Marino De Caro. Va bene, va bene, mi scuso. Sono molto molto spiacente, mi scuso senza riserve. Offro una completa e assoluta ritrattazione. È stato tutto motivato dalla mia malizia e mi addolora che qualche mio commento possa aver recato danni... E giuro di non ripetere tali offese né ora né mai». L'indimenticabile "excusatio" che John Cleese rivolge a Kevin Kline, che lo tiene appeso per i piedi fuori dalla finestra nel film Un pesce di nome Wanda, potrebbe essere un ottimo spunto per i senatori del Pdl Elio Massimo Palmizio e Salvatore Piscitelli. Avete presente la storiaccia brutta di Marino Massimo De Caro, il direttore dei Girolamini che dopo esser finito in cella ha confessato di avere rubato almeno 4 mila libri nelle biblioteche italiane tra cui pezzi rarissimi e costosissimi come due edizioni originali di un libro di Galileo Galilei, Le operazioni del compasso geometrico e militare, e una "legatura" di Demetrio Canevari? Bene, come ha scritto il Mattino di Napoli, oltre a quello del procuratore aggiunto partenopeo Giovanni Melillo, che finora ha fatto ammanettare una dozzina di persone, l'ex uomo di fiducia del ministero ha ricevuto in carcere un altro ordine di cattura. Dal gip di Firenze, per furto di libri all'Osservatorio Ximeniano: «L'ordinanza fiorentina, per furto aggravato, riguarderebbe una trentina di testi del 1600-1700, molti sugli studi di Galileo. Fra l'altro, per impossessarsi illecitamente dei volumi, De Caro avrebbe sfruttato il suo ruolo, occupato in passato, di consigliere del ministro per i Beni culturali. Firenze ha indagato De Caro anche per corruzione insieme al senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Secondo l'accusa avrebbero cercato di favorire alcuni imprenditori russi interessati a lavorare in Italia nel settore delle risorse energetiche. Dell'Utri avrebbe ricevuto "da tali soggetti per il tramite di De Caro consistenti somme di denaro solo apparentemente giustificate dall'acquisto di un documento antico"». Un quadretto edificante. Per questo è una delizia rileggere l'interrogazione presentata da Palmizio e Piscitelli l' aprile scorso contro gli storici dell'arte Tomaso Montanari e Francesco Caglioti. I due senatori, legati a Dell'Utri, si lagnavano col ministro dell'Istruzione perché i due docenti della "Federico II" si erano "resi autori di una violentissima campagna denigratoria volta a screditare la nomina del dottor Marino Massimo De Caro quale direttore della biblioteca dei Girolamini". «In particolare», proseguiva l'interrogazione, «il prof. Montanari ha pubblicato su due quotidiani (il Fatto Quotidiano e il Corriere del Mezzogiorno) alcuni articoli in cui addebita al ministro per i Beni culturali non solo d'aver consentito che l'incarico di direttore venisse affidato a persona priva di titoli adeguati, ma pure di aver confermato il dottor De Caro quale proprio consigliere personale: il tutto, in una cornice descrittiva che attribuisce al dottor De Caro ambigue frequentazioni, dipingendo foschi scenari giudiziari; il professor Caglioti, prendendo spunto proprio dagli articoli del collega Montanari, si è reso addirittura promotore di una petizione via web (...) al fine di conseguire sostanzialmente "l'allontanamento" del dottor De Caro e l'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'amministrazione, passata e recente, della biblioteca». Insomma, intimavano furenti i due parlamentari dopo aver laureato il saccheggiatore che in realtà "dottore" non era, il ministro doveva spiegare se "quanto posto in essere dai prof. Montanari e Caglioti si riconduca allo svolgimento delle normali attività accademiche loro imposte dalla legge e se soprattutto non rischi di gettare discredito sulle istituzioni accademiche, anche in considerazione dei rilevanti profili diffamatori presenti nei testi a firma dei citati professori". E chiedevano contro i rompiscatole un'ispezione perché imparassero a farsi i fatti loro. Ahi ahi, poveri senatori, ma che bella figura...