In questi giorni il Ministero per i Beni culturali sta scegliendo quale delle proprie membra tagliare: per effetto della spending review, deve infati eliminare infatti sei uffici dirigenziali generali e una trentina circa di uffici dirigenziali non generali, fra soprintendenze, biblioteche ed archivi di Stato. I termini astratti e lineari con i quali è applicato rendono demenziale il provvedimento: e, dal canto suo, il vertice Mibac fa quanto può per applicarlo in modo ancora più demenziale. Invece di falcidiare l'ipertrofico apparato centrale che intasa il Collegio Romano, pensa infatti di accorpare gli uffici territoriali: la struttura salvaguarda se stessa, a detrimento della missione. Così, invece di sopprimere l'inutile (anzi dannosa) direzione generale per la valorizzazione, o fondere la direzione per il cinema con quella per gli spettacoli dal vivo, cosa contano di fare, al ministero? Dare un bel colpo alla tutela del patrimonio storico e artistico meridionale accorpando la Direzione dei Beni culturali dell'Abruzzo con quella del Molise: un vero colpo di genio, visto l'agonia mostruosa del centro dell'Aquila. Senza contare che, dal canto suo, la direzione generale del Molise sta combattendo, sotto la guida di Gino Famiglietti, una durissima, ma proficua, battaglia legale contro la devastazione del paesaggio e del patrimonio storico della regione ad opera della cricca dell'eolico selvaggio. Ma al Mibac l'Abruzzo e il Molise devono apparire assai meno importanti delle gite mediatiche a Cuba o a Pechino che l'apparato centrale apparecchia per i nostri esausti Caravaggio o Botticelli. In questi ultimi giorni la politica dei beni culturali di Lorenzo Ornaghi è stata seppellita sotto la coltre tombale dei giudizi severissimi di osservatori diversi come Gian Antonio Stella, Salvatore Settis, Vittorio Sgarbi e Corrado Augias. C'è davvero da augurarsi che tutto questo serva almeno come monito al successore: ammesso che nel prossimo governo ci sia ancora un Ministero per i Beni culturali.
NAPOLI - Quei tagli al Mibac
Il Ministero per i Beni culturali sta scegliendo di tagliare sei uffici dirigenziali generali e una trentina di uffici dirigenziali non generali. Il vertice del ministero pensa di accorpare gli uffici territoriali, salvaguardando la struttura centrale. Alcuni uffici, come la direzione generale per la valorizzazione, potrebbero essere fondere con altri. La decisione è stata criticata da esperti come Gian Antonio Stella, Salvatore Settis, Vittorio Sgarbi e Corrado Augias. Il taglio dei beni culturali potrebbe essere un monito per il successore del ministro Lorenzo Ornaghi. Il ministero sta scegliendo di tagliare uffici per effetto della spending review.
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