Infiltrazioni d'acqua, pochi fondi. La direttrice Sebastiani: «Servono interventi. Ma non è uno sfascio» «Restaureremo le poltroncine della sala consultazioni grazie a imprenditori pratesi» Il Paese fa acqua e anche la Biblioteca nazionale di Firenze dà... il suo contributo. A parte la battutaccia, un'infiltrazione da un grande lucernario della prima sala di consultazione ha suscitato le ire di chi frequenta la Biblioteca quasi tutti i giorni per motivi di studio e lavoro, come gli universitari e gli iscritti all'Associazione lettori della Bncf (così come è chiamata in gergo dai suoi frequentatori la biblioteca centrale di piazza dei Cavalleggeri). Ma c'è anche un gruppo di docenti che ieri ha preparato un documento di protesta, da inviare al ministro Lorenzo Ornaghi, dopo la famosa serata disco che avrebbe profanato i sacri saloni. Il nostro pellegrinaggio nel martoriato mondo della cultura fiorentina fa tappa così davanti al lungo nylon trasparente che scende mestamente dal soffitto della Biblioteca Nazionale a proteggere dall'acqua, se ce ne fosse bisogno, i libri custoditi negli storici scaffali addossati alle pareti. Lo spettacolo non è dei migliori. «Ma non è tutto quello scatafascio che qualcuno ha voluto insinuare replica la direttrice Maria Letizia Sebastiani Questa è la situazione e non la nascondiamo. Se piove con la violenza dei giorni scorsi è possibile che goccioli dell'acqua. Abbiamo già chiesto al ministero i fondi per intervenire. Ma non gridiamo sempre allo scandalo. Guardi lo scalone: è chiuso. Dobbiamo cambiare le lampadine alle applique. Per farlo bisogna alzare un ponteggio. Quanto ci costa? Per questo chiediamo l'aiuto di tutti. Grazie a Faliero e Monica Sarti (imprenditori tessili di Prato) potremo restaurare le 150 poltroncine, anni '30, delle sale consultazioni». «Ma così sembrano tutte rose replica Natalia Piombino, che insegna alla New York e alla Syracuse University La realtà è che la biblioteca è in uno stato d'abbandono da anni. Certo la colpa non è della direttrice. I 650mila euro che arriveranno ora dal ministero verranno spesi tutti in opere urgenti. Ma intanto è stato sospeso il servizio di catalogazione dei libri e lo sarà per un anno, visto che non è stata rinnovata la convenzione con la Regione che assegnava alla biblioteca 12 volontari del servizio civile. Sappiamo già che ci saranno problemi di personale per queste feste di Natale. Senza contare, poi, che tutti i giorni alle 16,30 chiudono i termosifoni e per chi resta fino alle 18,45 sono brividi. Certo sorride Natalia Piombino l'anno scorso, era peggio, ci voleva il piumino». «Abbiamo soffitti altissimi si giustifica la direttrice Sebastiani ma non è una situazione così tremenda. Per il personale è un problema. Una volta qui ci lavoravano quasi 500 persone, oggi sono 189 e abbiamo da gestire 4 sedi». Andiamo all'Università: contro certe scelte dettate dalle necessità economiche della Biblioteca sono scesi ieri in campo il professore di Letteratura italiana, Arnaldo Bruni, con i colleghi Claudio Giunta, Giuseppe Nava, Massimiliano Rossi. In particolare, sulla contestata serata di novembre, hanno scritto a Ornaghi: «La festa ha trasformato la maggiore biblioteca di conservazione italiana in una discoteca per 6-700 invitati. Inevitabili gli episodi incresciosi: come le deiezioni corporali scovate dagli addetti alle pulizie, accanto a vetri rotti e ad altri residuati della notte brava. Si è infine sfiorata la tragedia perché un operaio, salito sul lucernario del primo piano per smontare un'installazione, ha rischiato di precipitare a seguito della rottura della vetrata di sostegno». E concludono: «L'uso sconveniente di un edificio storico ci pare intollerabile. E il degrado di immagine, che si riflette sulla Biblioteca, non ha prezzo».