Tra breve aprirà un museo della fotografia e renderà fruibile il suo archivio "In queste immagini non è presente solo il monumento ma lintero ambiente" Allo Steri una mostra del fotografo ragusano ripercorre i luoghi riconosciuti come "Patrimonio dellumanità": dalla Valle dei templi di Agrigento al barocco di Noto, fino ai paesaggi delle Eolie I luoghi narrati posseggono la forza di uno svelamento che si affina man mano che il percorso viene delineato, come allinterno di un magico labirinto. Così accade che il fotografo Giuseppe Leone scelga di riannodare questo filo compiendo una selezione dal suo repertorio, per comporre un nuovo atlante della "Sicilia patrimonio dellumanità", in mostra da oggi a Palazzo Steri (promossa da Fideo Confcommercio, catalogo Flaccovio a cura di Key 75). Il percorso professionale e umano di Giuseppe Leone è caratterizzato fin dai suoi esordi dalla presenza di molti amici scrittori, come Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, compagni di questi viaggi per immagini, di spostamenti girovaghi di una perenne ricerca alla scoperta della Sicilia, con una ostinazione e uno sguardo spesso da flaneur straniero. «Racconto fotografando - dice - Ed è in questo nuova narrazione che ho voluto delineare un viaggio ideale attraverso i siti siciliani iscritti dallUnesco nel Patrimonio mondiale dellumanità». Per la prima volta, così, il fotografo ragusano seleziona dal suo archivio le immagini preferite per comporre questo album di geografie tutte siciliane, immagini in bianco e nero che sospendono il tempo e lo riscrivono, rielaborando la propria memoria. Il paesaggio è stato sempre per Leone un "luogo" delezione, una insostituibile cartina di tornasole per verificare laspetto antropico, naturalistico, culturale, con le sue trasformazioni e le azioni che ne hanno modificato la semantica visiva. Non a caso, uno dei primi libri fotografici di Leone, "La pietra vissuta", pubblicato nel 1978 da Sellerio, conteneva anche un testo di Rosario Assunto, filosofo teorizzatore dellestetica del paesaggio, antesignano di una scuola di pensiero che si svilupperà per il Novecento e oltre, giungendo alla formulazione del "quarto paesaggio". Altri libri di Leone sono dedicati a "La civiltà del legno in Sicilia", scritto da Antonino Uccello, e ancora "La contea di Modica" con testo di Sciascia, "Sicilia teatro del mondo" con scritti di Consolo e De Seta, "Lisola nuda" con testo di Bufalino. Il giro dellIsola, osservando le fotografie, si compie attraverso le immutate pietre di Pantalica, le tessere dei mosaici di Piazza Armerina, le architetture sontuose della zona di Ragusa e i preziosi muretti a secco che serpeggiando accendono le colline, i templi di Agrigento in scorci antichi, le Eolie sulle quali si posa uno sguardo incantato. «Ho selezionato queste fotografie - racconta Leone - dove è presente non solo il monumento, ma lintero ambiente circostante, per poter narrare il contesto paesaggistico, che da sempre ha attratto il mio sguardo». La mostra propone una selezione di circa ottanta fotografie tra le immagini realizzate dai primi anni Sessanta ad oggi. Fotografie in bianco e nero, realizzate in analogico, perché come racconta Leone, «è necessario vedere limmagine stampata, ma capisco che faccio parte di una generazione in via destinzione, un po come quelli che ancora amano scrivere con la penna. Unaltra cosa, certo, ma chi ha più tempo?». I ricordi del passato riaffiorano e Leone racconta: «Tanto tempo fa, alla Noce, Leonardo Sciascia si incontrava con Gesualdo Bufalino, entrambi portavano carteggi e lettere. Una volta Bufalino portò e lesse una lettera scritta da Gabriele DAnnunzio». La Sicilia osservata da cinquantanni è pronta a rivelare storie e segreti, e le immagini realizzate alcuni decenni fa hanno già il sapore di unArcadia bellissima e già troppo lontana. Pietra su pietra, il barocco ha volute scolpite con gesto cristallino, Modica regala immagini di luce, Caltagirone e le sue architetture si delineano nel contrasto. Questo viaggio per immagini nella Sicilia dellUnesco è realizzato in alcuni casi, molto prima del riconoscimento di alcune città nella lista del World Heritage dellUnesco. I luoghi fotografati sono ancora intatti e meravigliosi, vegetazione e architetture si fondono dando vita ad una armonia del paesaggio che è lanima più antica e autentica, più dellimmagine, della stessa immaginazione che si è nutrita della narrazione dellIsola. Prosceni teatrali, miraggi tardobarocchi e paesi-presepi arroccati sulla collina sono solo alcune delle immagini che Leone affianca, tassello dopo tassello, per questa narrazione visiva che è al contempo memoria ed emozione, in un perfetto bilanciarsi dei sentimenti. «A volte - racconta Leone - tornando dopo tanti anni negli stessi luoghi, trovo degli scempi, e le mie fotografie improvvisamente mi appaiono come reperti archeologici. Come del resto, è stata distrutta tanta cultura contadina. Se qualcosa si salva, occorre andare nellentroterra della Sicilia, dove ancora resistono bellezze naturali e paesaggistiche». Che la memoria sia molto cara a Giuseppe Leone, lo testimonia anche il suo prossimo impegno che si concretizzerà a breve: un museo della fotografia, da realizzare in una grande parte del suo studio di Ragusa. Qui saranno fruibili il suo archivio, materiali su carta e pellicola, antiche strumentazioni per la fotografia. Dal dagherrotipo alle stampe a colori, il racconto della Sicilia potrà proseguire a risuonare.