I musei italiani ospitano un grande passato, ma qual è il loro futuro? Sull'argomento Italia Nostra ha organizzato un dibattito che si terrà oggi alle 17.30 presso il dipartimento di Lettere e Filosofia dell'università di Trento. All'incontro, moderato da Salvatore Ferrari presidente della sezione trentina di Italia Nostra, parteciperanno Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale di Italia Nostra dal 2009 al settembre 2012, Fabrizio Rasera, storico e presidente dell'Accademia rovere-tana degli Agiati e Tomaso Montanari, vincitore del premio Giorgio Bassani 2012, docente di Storia dell'arte moderna all'università Federico II di Napoli e collaboratore de Il fatto quotidiano. Montanari, fiorentino, classe 1971, ha descritto con grande precisione il degrado del ruolo della storia dell'arte nel discorso pubblico e soprattutto l'uso strumentale che un'intera classe politica ha compiuto del patrimonio culturale italiano nel suo A cosa serve Michelangelo (Einaudi 2011), testo dedicato alle vicende relative al crocifisso attribuito con troppa faciloneria al Buonarroti. Un'analisi che lo ha portato a concludere che «spedire in giro per il mondo i capolavori del passato come venditori porta a porta dell'Italia del presente è l'ultima trovata di una classe politica che, invece di provare a costruire il futuro, sa solo proporre al Paese una (stentata) vita di rendita». Parole chiare che molti si aspetteranno di sentire anche in occasione dell'incontro trentino. «Farò un discorso radicale e generale sul senso dei musei nella società di oggi, per avere un quadro di riferimento generale quando si parlerà del "caso Trentino" afferma Penso che la classe politica di questo Paese non abbia un'idea chiara di cosa siano i musei; Matteo Renzi, sindaco della mia città, li ha definiti "macchine da soldi", ma non è così. Tutti i musei del mondo sono in passivo e comunque è una prospettiva che li snaturerebbe. I musei servono a produrre conoscenza, sono come i centri di ricerca o i dipartimenti universitari, solo che sono in diretto contatto con il pubblico. Sono luoghi di produzione di conoscenza e anche di cittadinanza». Nonostante questo, i direttori dei musei sono pagati quattro volte meno di un commesso della Camera dei deputati e le nomine politiche sembrano prevalere su quelle tecniche. Si trattano così «le macchine da soldi»? «Ho pubblicamente denunciato sul Fatto il saccheggio della biblioteca dei Girolamini di Napoli che ha portato all'arresto del direttore Massimo Marino De Caro. Una vicenda che dimostra come per la cultura non si ritenga necessaria una competenza De Cam non è nemmeno laureato, fu nominato consulente ministeriale prima all'agricoltura e poi ai Beni culturali dal ministro Galan e confermato da Ornaghi. Evidentemente per dirigere le istituzioni culturali non sono necessarie conoscenze, i direttori si possono quindi pagare poco o niente. E una visione distruttiva del futuro, perché siamo italiani per Michelangelo più che per Garibaldi. La cultura non fa parte del tempo libero degli italiani, ma del "primo tempo", quello più importante. . Nel suo libro Montanari parla anche dell'arte utilizzata come fondale per eventi politici. «Berlusconi ne è stato il massimo esponente, ma Renzi ne è un degno erede. L'arte è da tempo utilizzata per promuovere carriere politiche, gli esempi sono diversi: Renzi ne fa un uso più consapevole e moderno, utilizza l'arte della sua città come valore aggiunto per la sua carriera personale, si veda per esempio la sfilata di moda a Palazzo Vecchio e il caso della ricerca del fantasma della Battaglia di Anghiari di Leonardo. Detto questo, il rapporto tra arte e potere è sempre stato stretto. Si può essere mossi anche da motivi politici per inventarsi un museo, ma dipende da come si arriva a costruirlo. Dietro deve esserci un progetto di conoscenza, il museo deve essere affidato a un comitato scientifico serio, devono essere rispettati i criteri scientifici. Certo noto un certo proliferare...». Il giornalista stigmatizza anche la sempre più diffusa tendenza a trasformare i centri storici cittadini in « 'disneyland culturali". Venezia è esemplare da questo punto di vista. Alla questione sto dedicando il mio prossimo libro Città senza cittadini. I centri storici devono preservare la loro funzione civica che è molto più importante di quella commerciale o turistica. Le città "vetrina" non le vogliono gli abitanti, ma i bottegai». All'incontro si parlerà molto anche della situazione dei musei a Trento. «Ho letto commenta a proposito lo scrittore diverso materiale sull'argomento e innanzitutto ascolterò gli altri relatori. Posso anticipare, però, che l'unificazione di musei sotto un unico ente mi sembra un assurdo burocratico».