Diversi i siti scoperti nel tempo a San Vincenzo e poi dimenticati. Camerini: «In futuro spero che ci sarà un progetto» Destagionalizzare e diversificare il turismo: slogan lanciati dalle ultime giunte comunali, ai quali, tuttavia, non sono seguite decisive azioni per spostare sensibilmente l'asticella oltre il turismo balneare. E l'archeologia e la storia per diversificare il turismo, come è stato fatto nei Comuni vicini? Al contrario di ciò che pensano alcuni, la cultura, la storia e l'arte, in Italia, "danno da mangiare" e costituiscono gran parte del turismo nazionale. Le scoperte etrusche del sanvincenzino Giorgio Manetti di cui Il Tirreno si è già occupato hanno riportato in auge l'argomento. Ripercorriamo, grazie alla letteratura sul tema, le vicende degli importanti siti archeologici scoperti qui e in parte sotterrati da edifici e distrutti dalle macchine, e vediamo come e se potrebbero mutare, oltre alla storia, anche il trend economico locale. Garden Club. Il caso del villaggio turistico Garden Club risale al periodo 1987-'90. Sulla sinistra di via della Principessa (centro-sud del paese) furono scoperti molti frammenti di vasi della "Cultura di Fiorano" che evidenziarono una presenza neolitica. La giunta comunale e la società appaltatrice, che lì avevano previsto la costruzione del villaggio turistico Garden Club, permisero alla Soprintendenza di realizzare ricerche sul posto. Nel '90 iniziarono però gli scavi per realizzare le fondamenta degli immobili previsti, scavi che danneggiarono alcune strutture sepolte. In tale occasione furono scoperti numerosi focolari sezionati dai mezzi meccanici, con reperti del tardo neolitico (analoghi ad altri ritrovati a San Carlo), e fu provata l'esistenza di un insediamento abitativo del IV millennio avanti Cristo. Tra coloro che, nell'allora Gruppo archeologico di San Vincenzo, contribuirono alla scoperta dei siti (i loro nomi si trovano sui libri d'archeologia) c'è il sanvincenzino Sergio Faucci. «Sì dice Faucci partecipammo a queste campagne archeologiche insieme alla Soprintendenza, al Gruppo archeologico piombinese e al professor Fabio Fedeli, e contribuimmo alla scoperta dei siti del Garden Club, San Dazio, Vallin del Mandorlo e Villa Salus. Esperienze eccezionali, guidate dalla passione per il recupero della nostra storia. Sarebbe decisivo investire, anche a livello turistico, su questi luoghi». Fabio Fedeli all'epoca ispettore onorario della Soprintendenza archeologica scrisse, nel numero 12 di "Rassegna Archeologica" del 1994-95, che «i risultati delle ricerche condotte» al Garden Club «arrecheranno un rilevante contributo alla conoscenza delle manifestazioni neolitiche della Toscana marittima». Vallin del Mandorlo. Nel 1987, presso Vallin del Mandorlo (Val di Gori), furono scoperti moltissimi reperti che provarono la frequentazione del sito fin dal III millennio avanti Cristo e nel tardo Bronzo Finale. Fu ritrovato un abitato del X secolo a.C. dove si estraevano e lavoravano i metalli da commercializzare via mare. I reperti (soprattutto frammenti vascolari) provenivano dalla distruzione di un deposito archeologico operata da mezzi meccanici negli anni '70. Villa Salus. Sempre nel 1987, in via Andrea Costa a San VIncenzo, nell'area dell'ex pensione Villa Salus, si scoprirono, durante i lavori di costruzione di un nuovo immobile, un abitato protostorico e un insediamento tardo-repubblicano in cui era stata praticata un'intensa attività siderurgica. Si recuperarono migliaia di frammenti vascolari del IX sec. a.C. e anfore greco-italiche del II secolo a.C. I lavori di sbancamento per il nuovo immobile distrussero in parte i resti degli abitati. Possibilità di valorizzazione. Alcune settimane fa Silvia Guideri, archeologa della Parchi Val di Cornia, ci parlò dell'impossibilità finanziaria del Ministero, al momento, di investire sui siti sanvincenzini. L'assessore sanvincenzino alla cultura, Fabio Camerini, dal canto suo si augura che un progetto simile possa essere attuato nella prossima legislatura comunale. «Non c'è mai stato qui dice Camerini un progetto turistico-culturale basato su storia e archeologia. Qualche anno fa, il professor Fabio Fedeli venne alle scuole medie locali a parlare delle scoperte fatte qui. Ma non c'è stato altro. Sarebbe eccezionale poter ripristinare i siti archeologici, studiando, approfondendo e valorizzando la locale storia antica. Ci vogliono soldi e tempo conclude ma mi auguro che ciò sia un obiettivo del prossimo mandato».