Domani la Regione discute le nuove linee di indirizzo: sparirà la Fondazione regionale, nuove collaborazioni, ricerca di fondi europei. Le anticipazioni di Berlangieri E oggi, a Palazzo Ducale, la firma dellaccordo tra Doria e Federici per rendere stabile la collaborazione intellettuale tra le due città Lappuntamento in giunta regionale è per domani, quando lassessore alla cultura porterà le linee di indirizzo della riorganizzazione del settore: per esempio, ununica fondazione della cultura - come vuole la spending review - che ovviamente faccia capo al soggetto che, in questi anni, ha rivoluzionato il concetto di cultura in città, cioè Palazzo Ducale. "Le risorse sono quelle che sono - racconta lassessore Angelo Berlangieri - e lambizione è quella di dimostrare che uno più uno non fa due, ma tre. Quindi non solo il lavoro, magnifico, che ha fatto in questi anni Palazzo Ducale, non solo il contributo di esperienze che può dare la Fondazione regionale della cultura, ma un respiro più ampio. Ci sono idee di cui fare tesoro, da sviluppare con forza: ad esempio la circuitazione degli spettacoli dal vivo, come accade in Puglia. Non è unoperazione minimalista, di risparmio e non è dare una patata bollente al Ducale. E un disegno ambizioso: una visione larga non solo sulla città, ma su tutto il territorio nazionale". Assessore, intanto risparmierete un bel po di gettoni.. "Per niente, i gettoni per la presidente della Fondazione e per i membri del consiglio di amministrazione non ci sono più, da tempo. Si tratta, invece, di razionalizzare il lavoro». Conosce la critica che le fanno, ne ha parlato anche il professor Coletti su Repubblica: lassessorato regionale al turismo e alla cultura si occupa molto di turismo e meno di cultura... "Non credo sia così vero: è che per il turismo riesci a inventare qualcosa anche a risorse zero, mentre per la cultura se non hai benzina magari non resti proprio fermo, ma certo vai molto, molto lentamente. In questi due anni abbiamo messo in campo degli strumenti che aiutano la crescita dello sviluppo. La Regione non è un Istituto di cultura, è un soggetto che deve aiutare chi fa cultura a mettersi in rete e a giocare, al meglio, la propria partita". Concretamente? «Penso al Centro regionale di arte contemporanea. Abbiamo messo insieme il Camec di La Spezia, Villa Croce e la Wolfsoniana di Genova, la Pinacoteca civica di Savona e, in meno di un anno, ne è venuta fuori, ad esempio, una mostra organizzata a Londra, "Astratto italiano", che ha riunito il meglio delle collezioni. Ora cè una mostra-concorso alla "Sala Dopgana", al Ducale, sulla "verticalità", i famosi ascensori di Genova. Da soli si è deboli, ma se crei lo strumento che mette a sistema le singole realtà, valorizzi la realtà e valorizzi la Regione". Anche se non cè un euro? "Un altro di quei lavori oscuri è trovare risorse fuori dal bilancio della Regione, visto che dentro non ce ne sono. Ad esempio abbiamo trovato ottocentomila euro grazie ad un progetto europeo sullaccesso fisico e culturale ai musei. Abbiamo ottenuto risorse su tanti progetti diversi: lavorando con la rete dei musei civici archeologici, valorizzando i diverso musei del mare, catalogando i musei della Liguria oppure recuperando e restaurando con fondi comunitari giardini, ville castelli. Francamente non credo che il ruolo dellassessore alla cultura sia quello di organizzare mostre e convegni: altri lo fanno e lo fanno meglio di noi e la Regione può tenersi un piccolo ruolo in quel senso. Credo, invece, che debba creare sistemi di aggregazione, che abbia un respiro programmatorio, che trovi risorse anche dove non ce ne sono. Francamente, è quello che sto facendo".