«Non intendo sottrarmi». Inizia proprio cosi, la lettera che Gabriele Albertini ha indirizzato ai capi-gruppo di maggioranza e che ha ricompattato in extremis, ieri pomeriggio, la coalizione di centrodestra. Non si sottrae, dunque, il sindaco che resta nel suo ufficio mentre in aula c'è il finimondo e fa sapere che si presenterà in aula il 14 marzo «nella speranza di poter riferire all'amministrazione comunale in un clima più sereno di quello di questi giorni, che non giova al Teatro né alla città». Poche righe che diventano la scappatoia anche per i consiglieri più battaglieri: «Avevo detto che non sarei fuggita, ma il sindaco ci ha scritto garantendoci che ci parlerà, quindi lo aspettiamo», spiega Carla De Albertis (An). Né si sente in contraddizione Giovanni Testori, capogruppo Udc: «Ho detto che non mi sarei presentato in aula fin quando il sindaco non avesse parlato e così farò». Già. Ma poi fai notare che il sindaco riferirà all'aula esattamente un mese dopo che il cda ha deciso di licenziare il soprintendente Carlo Fontana, e allora qualcuno tentenna: «In effetti, sarebbe meglio che le informazioni fossero un po' più tempestive», ammette la De Albertis. Ma ci sono due questioni che non sono scrìtte né nella lettera del sindaco, né nel comunicato fatto dalla Cdl per stigmatizzare «le palesi strumentalizzazioni politiche ed elettoralistiche operate dalla sinistra». La prima è che nessuno crede al fatto che il sindaco abbia voluto rinviare la sua relazione in consiglio, soltanto per far decantare le acque. «Deve ancora chiudere con Fontana», mormorano nei corridoi i consiglieri di maggioranza, persuasi del fatto che l'accordo con il soprintendente licenziato non sia ancora chiuso «e Albertini non poteva correre il rìschio di dire qualcosa in aula che potesse compromettere la trattativa». Altri aggiungono che «il sindaco ha molti impegni, deve anche andare a Strasburgo». Ma la solita serpe in seno fa notare che «per l'impegno che ci sta mettendo all'europarlamento, se il problema era quello poteva anche rinviare...». L'altra questione non scritta sulla lettera, ma imparata a memoria da tutti i consiglieri di maggioranza, è che «il consiglio non può e non vuole intromettersi sulle questioni di competenza del cda detta Fondazione Scala». Questa è la frase che ripetono proprio tutti, imboccati dal coordinatore cittadino Maurizio Bernardo, corso a Palazzo Marino a fare da pompiere, usando come sponda sul sindaco il capo di gabinetto Alberto Bonetti Baroggi. Si sussurra anche di telefonate che sarebbero state fatte da qualcuno dei componenti del cda della Fondazione (il nome ricorrente è quello di Bruno Ermolli) per far rientrare la voglia di ribellione di alcuni consiglieri di Forza Italia. Ma tant'è. Il sindaco «non si sottrae» e quindi il problema, per ora, è rinviato.
Albertini, il rinvio e il caso Fontana ancora da chiudere
Il sindaco Gabriele Albertini ha scritto una lettera ai capi-gruppo di maggioranza, in cui ha garantito di presentarsi in aula il 14 marzo per discutere con l'amministrazione comunale. La lettera è stata vista come una scappatoia per i consiglieri più battaglieri. Il capogruppo Udc Giovanni Testori ha detto di non presentarsi in aula finché il sindaco non avrà parlato. La Cdl ha stigmatizzato le palesi strumentalizzazioni politiche ed elettoralistiche operate dalla sinistra. I consiglieri di maggioranza hanno espresso dubbi sulla sincerità della lettera del sindaco, poiché il problema con il soprintendente Carlo Fontana non è ancora chiuso.
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