Il curatore Don Geretti: "Si tratta di una grande meditazione permanente" Lui sa che è solo nella luce che si rivela il divino Loro è una preghiera riuscita Da oggi a Roma, in occasione dellAnno della Fede, la tavola del maestro della pittura del Quattrocento proveniente dal Museo Diocesano di Cortona Se si dovesse identificare il Beato Angelico con un solo tema, un unico soggetto, probabilmente, questo sarebbe lAnnunciazione. Perché nel racconto per immagini dellangelo che fa visita a Maria affinché sappia che porterà in grembo il figlio di Dio, cè lunione di forma e di grazia, di materia e di spirito che attraversa tutta larte di questo monaco domenicano capace di fare della pittura un atto di fede da rivelare attraverso la luce, una delle più spettacolari che siano mai state dipinte nel corso del tempo. Ed è proprio una luminosa Annunciazione di Fra Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Piero, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1982, ma già celebre come Beato Angelico subito dopo la morte avvenuta nel 1455, ad aprire levento organizzato per lAnno della Fede alla Galleria Borghese di Roma. Il Comitato di San Floriano di Illegio insieme con la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico e per il Polo museale di Roma ha previsto infatti cinque incontri con altrettanti capolavori della storia dellarte sacra negli spazi della Galleria Borghese. Cinque tappe di un percorso insieme teologico e artistico con cui si accompagna visivamente lAnno delle Fede, iniziato lo scorso 11 ottobre, nel 50 centenario dellapertura del Concilio Vaticano II e che terminerà il 24 novembre 2013. Questo «grande cammino, una grande meditazione permanente» come lo definisce Don Alessio Geretti, che ne è il curatore, si presenta proprio come il tentativo di restituire allarte il suo ruolo primigenio e originario di racconto e di devozione. «Proposto a tutti prosegue Geretti ai credenti, ai non credenti, ai diversamente credenti». Nella consapevolezza che «non esisterebbe Cristianesimo senza arte e certamente larte sarebbe molto più povera senza Cristianesimo». Per questo, dal 12 dicembre e fino al 10 febbraio, arriva a Roma, nella straordinaria cornice che raccoglie la collezione del cardinal Borghese, lAnnunciazione eseguita da Fra Angelico intorno al 1434 per la chiesa di San Domenico a Cortona, conservata nel Museo Diocesano della stessa città. Gli altri momenti di meditazione saranno dedicati alla Trinità, al perdono di Dio, alla perfezione di Maria, alla Pietà e saranno altrettanti capolavori a incarnarli. «Abbiamo scelto il luogo perché è nato dallamore per larte del cardinal Scipione Borghese e abbiamo voluto cominciare con Beato Angelico perché è il patrono dei pittori ed è seppellito proprio a Roma nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva con un epitaffio che recita: Non sia lodato per essere stato un nuovo Apelle, ma perché a te, o Cristo, ho dato tutte le mie ricchezze». Una frase molto vicina alla dichiarazione di Giorgio Vasari che, nelle sue celebri Vite, scriveva: «Se avesse voluto, avrebbe potuto vivere in modo molto agiato e diventare ricco grazie alla sua arte, poiché fin da giovane era già un maestro. Invece, essendo devoto di natura, scelse di entrare nellordine domenicano». Si comprende subito come per lartista fiorentino, nato in una data compresa tra il 1384 e il 1400, la pittura fosse uno strumento di pia meditazione, un modo di rendere gloria al Signore. Ma tra le pareti del suo convento si preparava a diventare uno dei più straordinari interpreti della pittura del Quattrocento. Non era affatto isolato o attardato, anzi. Era perfettamente consapevole delle novità formali del Rinascimento così come le stavano mettendo a punto Brunelleschi, Masaccio e Donatello. Il loro linguaggio Beato Angelico saprà farlo suo, rielaborandolo sulle proprie corde e sul proprio registro. La sua pittura è una miscela toccante di tradizione e innovazione. Comè evidente proprio in questa splendida Annunciazione dove la grazia, leleganza la sinuosità delle due figure lo avvicinano alla linearità di Lorenzo Ghiberti, più che alla volumetria espressa dai protagonisti dellarte rinascimentale. Ma larchitettura, larco rotondo che incornicia la scena, lo scorcio perfetto dellinfilata di arcate sulla sinistra, i capitelli corinzi, lapertura del drappo rosso che lascia immaginare la vita quotidiana di Maria nella sua abitazione, leloquente dialogo dei gesti sono il frutto di un contatto con lumanizzazione delle storie sacre messa in atto da Masaccio e di unadesione convinta allo stile degli edifici di Brunelleschi e Michelozzo. Secondo la tradizione medievale dalla bocca dellangelo e da quella della Vergine escono le parole che i due si scambiano come suggerito dalla narrazione del Vangelo. Ma sono anche gli sguardi e soprattutto le mani a parlare: quella dellangelo che indica Maria e sta lì con il dito alzato come a enfatizzare la sua spiegazione. E quelle di lei incrociate sul petto a simboleggiare lobbedienza, laccettazione del pur inaspettato destino, il gesto della quiete. E la profusione di oro che brilla tra le ali e le vesti dellangelo e sullo scranno dove siede la Vergine non è soltanto lestenuato e sospeso canto del cigno di unusanza medioevale. Per Beato Angelico ladozione di questo materiale prezioso non è un decoro astratto, un indicatore di lusso, ma ha un significato religioso. Lui sa che è solo nella luce che si rivela il divino. Loro è una preghiera riuscita. Inoltre, in alto a sinistra, Fra Angelico narra lantefatto, il motivo per cui siamo qui. Maria riscatta Eva, allontanata dal Paradiso con Adamo. Se si confronta la cacciata dei progenitori dipinta da Masaccio al Carmine con lo stesso episodio riportato qui si capisce tutto: il primo interpreta la tragedia e la perdita, mentre Beato Angelico fa sua la consolazione. Langelo chiamato a espellere i due dallEden posa dolcemente una mano sulla spalla di Adamo, come volesse comunicargli che un giorno sarà salvato e ricondotto al cospetto di Dio. Gli anni in cui il pittore realizza questa tavola e la relativa predella con le storie di Maria, sono quelli di altri capolavori come lIncoronazione della Vergine, il Tabernacolo dei Linaioli e la Deposizione di santa Trinita. Decorerà poi il convento di San Marco, restaurato proprio dallo stesso Michelozzo che gli aveva ispirato larchitettura dellAnnunciazione e, a Roma, affrescherà la Cappella Niccolina in Vaticano. Senza mai abbandonare la certezza che per arrivare a Dio bisogna dipingere illuminando. Le menti, gli sguardi, il mondo.
ROMA Dipingere la parola di dio: Il capolavoro del beato angelico alla Galleria borghese
Il Comitato di San Floriano di Illegio insieme con la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico e per il Polo museale di Roma ha previsto cinque incontri con altrettanti capolavori della storia dellarte sacra negli spazi della Galleria Borghese di Roma. Questo grande cammino, una grande meditazione permanente, si presenta proprio come il tentativo di restituire allarte il suo ruolo primigenio e originario di racconto e di devozione. La tavola dellAnnunciazione eseguita da Fra Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Piero, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1982, ma già celebre come Beato Angelico, ad aprire levento organizzato per lAnno della Fede alla Galleria Borghese di Roma.
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