Anteprima con gli affreschi ritrovati "Il più grande parco archeologico pugliese è passato dal saccheggio alla valorizzazione" Larcheologa: "Il contenitore si chiamerà Mare in omaggio agli snodi dellAdriatico" Non si ferma il cantiere della storia a Egnazia. Ed è un secolo, ormai, che si scava, sotto tutela, alla ricerca della civiltà perduta dellantica Gnatia, sepolta dal tempo sulle rive dellAdriatico. Fu proprio nel 1912, in effetti, che Quirino Quagliati, lallora soprintendente alle Antichità, diede avvio alla prima strutturata campagna di scavi archeologici. Servì a porre fine al saccheggio indiscriminato avvenuto fra il 1842 e 1846 quando, in cambio di un tozzo di pane, erano finanche i braccianti a improvvisarsi tombaroli scovando reperti sotto terra destinati poi a finire nelle dimore dellaristocrazia borbonica. E fu durante quella stagione che alcune porzioni di affreschi, insieme ad altri reperti, finirono per trovare sistemazione nel museo di Napoli, adesso Archeologico nazionale. Fino a ieri, almeno, visto che per la prima volta i quattro pannelli affrescati, provenienti da una tomba a camera di Egnazia, tornano a casa, ovvero nellallestimento, ora in progress, del Mare, acronimo di museo nazionale archeologico di Egnazia. E se il contenitore espositivo aprirà al pubblico a marzo 2013, secondo quanto annuncia Luigi La Rocca, soprintendente per i Beni archeologici, unanteprima si avrà già questoggi, durante i lavori della giornata di studi "19122012. 100 anni di scavi ad Egnazia. dal saccheggio alla valorizzazione". A parteciparvi, fra gli altri, ci sarà Raffaella Cassano, archeologa dellAteneo barese, al lavoro da oltre dieci anni proprio ad Egnazia e soprattutto curatrice scientifica del nuovo progetto di valorizzazione del più grande parco archeologico pugliese. «Il museo si chiamerà Mare per sottolineare come - spiega larcheologa - la posizione strategica nellAdriatico abbia segnato la storia della città, permettendone leconomia fiorente e gli scambi commerciali, con i quali hanno circolato anche le idee, provenienti soprattutto dallOriente, come il culto per la Grande Madre Cibele e, dal IV secolo dopo Cristo, la religione cristiana». A ricostruire il filo di questo secolo di ricerche, invece, il soprintendente La Rocca che racconta: «I primi scavi, avviati nel 1912 da Quagliati, evidenziarono alcuni dei monumenti principali, la piazza porticata e una delle basiliche cristiane, ma anche i quartieri abitativi, grazie ai quali fu chiaro che Egnazia era ancora completamente conservata, a differenza di gran parte dei centri antichi della Puglia, coperti e irrimediabilmente compromessi dalle città moderne che vi si sovrappongono». Un lungo percorso che giungerà a un punto di svolta negli anni Ottanta e soprattutto Novanta, quando il lavoro della Soprintendenza sarà condiviso con lAteneo barese. Ma se ad Egnazia si lavora oggi per le ultime finiture del museo che verrà, nellarea archeologica le campagne di scavi non si fermano. Accade nellacropoli dove si stanno approfondendo le ricerche per perimetrare linedito percorso di visita al santuario, fra i luoghi di culto più antichi della città se è vero che le sue tracce riportano anche fino al VI secolo avanti Cristo. Riprenderà a breve, invece, la campagna nellarea delle terme, finora invisibili, se non parzialmente, ai visitatori: unaltra traccia importante dellantica Gnatia, qui fin dai tempi dellimperatore romano Augusto cera il centro nevralgico della città con la piazza del foro, paradossalmente non ancora messa in evidenza perché in unarea di proprietà privata che, fino ad oggi, lo Stato non è riuscito ad acquisire. Ci sarebbe, forse, da scavare per altri centanni a questo punto, ma tantè. Meglio contentarsi, nel frattempo, del ciclo di affreschi tornati ad Egnazia - e raffiguranti il viaggio di un guerriero verso laldilà - o, ancora, di un museo moderno e hi-tech pronto a svelare tesori inediti come i frammenti architettonici di alcuni monumenti cittadini o la testa di una divinità pagana, reimpiegata con la faccia rivolta verso il basso in qualità di pietra per la costruzione del pavimento della basilica cristiana sorta poi ad Egnazia. Senza contare i reperti ceramici di rara bellezza che, di differente provenienza, testimoniano poi la straordinaria vitalità commerciale della civiltà di Gnatia, dove gli scambi avvenivano con la Grecia, lAfrica e lAsia Minore.
PUGLIA - Centanni di scavi attraverso la storia oggi la festa nel museo che verrà
Riassunto in 200 parole:
Il più grande parco archeologico pugliese, Egnazia, ha finalmente trovato un contenitore per i suoi reperti, il Museo Nazionale Archeologico di Egnazia, che si chiamerà "Mare" in omaggio all'importanza strategica dell'area nell'Adriatico. Il museo sarà inaugurato a marzo 2013 e sarà il risultato di un secolo di scavi archeologici, iniziati nel 1912 da Quirino Quagliati. I reperti trovati durante gli scavi includono affreschi, reperti ceramici e frammenti architettonici di monumenti cittadini. Il museo sarà curato dall'Ateneo barese e sarà un luogo di valorizzazione della civiltà perduta dell'antica Gnatia.
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