Ora bisogna limitare i danni. Che l'Italia sarà costretta ad adottare una qualche forma di pagamento sui diritti di prestito delle opere in biblioteca, non sembrano esserci dubbi. L'Unione Europea lo impone con una legge di tredici anni fa e una procedura di infrazione avanzata contro il nostro Paese (ma anche contro Spagna, Francia. Portogallo, Irlanda e Lussemburgo). Finora a guidare la protesta sono stati soprattutto bibliotecari e scrittori. Proprio stamane a Milano, ospite della Provincia nello Spazio Oberdan di viale Vittorio Veneto 2, il fronte «No pago» farà il punto di un anno di campagna che ha visto crearsi un'alleanza con i bibliotecari spagnoli e portoghesi e ha incassato solidarietà illustri: Dario Fo è uno dei primi firmatari di una lettera aperta che contesta l'idea stessa che gli autori siano penalizzati dalla gratuità del prestito nelle biblioteche. Posizione che ha visto schierarsi nomi come il Nobel José Saramago, Erri De Luca, Stefano Benni, Paco Ignacio Taibo II, Fernando Savater, Enrico Brizzi, Tiziano Scarpa, Francesco Guccini. Gli ultimi mesi sono passati tra le rassicurazioni verbali del ministro Giuliano Urbani, sul fatto che il prestito sarebbe rimasto gratuito, e l'impellenza di trovare una mediazione accettabile per placare le ire europee. La proposta è emersa al Senato la settimana scorsa: il sottosegretario Mario Pescante ha detto che si pensa di istituire, presso il ministero per i Beni e le attività culturali, un fondo per la remunerazione del prestito pubblico, su cui far gravare gli oneri relativi alla remunerazione degli autori. Anche le Regioni sarebbero chiamate a contribuire al fondo, in ragione delle biblioteche presenti sul territorio. Insomma nessun ticket per gli utenti, gratuità assicurata e la possibilità di disinnescare la contestazione europea. Resta il dubbio: se le già poche risorse delle biblioteche italiane devono far fronte anche a questa spesa, quanti soldi resteranno per comprare i libri, tenere in modo decoroso le sedi, pagare il personale? E resta, infine, il dibattito sul fondamento del decreto europeo: il prestito delle biblioteche è un danno dal punto di vista economico e quindi è lecito pretendere un pagamento o è una risorsa che la democrazia dovrebbe offrire gratuitamente a tutti?