NON BASTAVA l'interruzione del percorso in tutta l'infilata delle otto stanze blu, quelle con gli artisti stranieri dal XVI al XVIII secolo. Ieri alla Galleria degli Uffizi erano chiuse altre sette sale, a cominciare dalla 28 con i dipinti di Tiziano e Sebastiano del Piombo, alla 29 col Parmigianino e Dosso Dossi; per proseguire, con la sala 30 dedicata al «Gabinetto degli emiliani del cinquecento» e la 31, quasi interamente dedicata a Veronese. Chiuse inoltre la 32 con Jacopo Bassano e Tintoretto, la 33 con Mantegna e la 34 dei pittori lombari del Cinquecento. Senza contare la 35 in allestimento e la sala della Niobe esclusa dal percorso da tanto tempo per i noti problemi di avvallamento nel pavimento. Tutto cio a causa della carenza di personale, dovuta a ferie e malattie. Per cercare di limitare i disagi perle troppe assenze ieri pomeriggio sono stati spostati agli Uffizi due custodi dalla Galleria Palatina e dal Giardino di Boboli. «E' una situazione insostenibile afferma Learco Nencetti del sindacato Con.Fsal-Unsa Beni culturali Così come non è pensabile che l'ala di ponente degli Uffizi, anche in seguito a quelle sale chiuse, sia praticamente deserta e desolata: ci sono almeno cento passi, circa 50 metri, che i visitatori indirizzati all'uscita percorrono in ambienti completamente spogli prima di percorrere pochi metri meno quasi al buio».