MILANO Albertini Gabriele? Assente. Si è aperto così il Consiglio comunale straordinario convocato ieri a Milano per discutere del Teatro alla Scala. E così si è chiuso poco dopo, al termine dell'appello, per mancanza del numero legale. Presenti solo 21 consiglieri dell'opposizione, mentre il sindaco Albertini aveva fatto sapere, in precedenza, che avrebbe presentato una relazione sulla vicenda del Teatro solo il 14 marzo. «Prima non parlerò ha detto per motivi che illustrerò nella relazione del 14». Stigmatizzata dall'opposizione l'assenza del sindaco («il fantasma dell'opera», lo ha definito uno dei lavoratori scaligeri presenti), Basilio Rizzo ha detto che Carlo Fontana (che sabato scorso aveva reso noto che «per il prioritario interesse della Scala e l'esigenza di assicurare le migliori condizioni di operatività a tutti i lavoratori scaligeri» non avrebbe ricorso contro la revoca dalla carica di sovrintendente) è disponibile a venire a parlare di fronte ai consiglieri. Annunciata anche la richiesta di un comitato di indagine parlamentare su tutta la vicenda. Ma la vera incognita, lo hanno sottolineato in molti, è ora la sostenibilità economica della Scala e del teatro Arcimboldi. Lo ha detto anche Bruno Ceni (Cgil), intervenuto a nome dei lavoratori scaligeri. «Noi abbiamo chiesto di capire quali sono i progetti e le eventuali divergenze sui progetti. Dove stiamo andando? Qual è il piano su cui si sta lavorando?» ha domandato. E ha aggiunto: «Ci sono difficoltà finanziarie, ma ci sono anche problemi di struttura: di volta in volta siamo messi di fronte a nuovi modelli organizzativi». Questo oggi è il problema del teatro. Nel verbale del consiglio di amministrazione del 14 febbraio si legge che nel 2005 i conti della Fondazione potrebbero attestarsi su una variazione negativa del patrimonio di 16 milioni di euro circa, rispetto ai 6 milioni previsti nel bilancio previsionale approvato lo scorso dicembre. «Un'evoluzione critica della situazione economico-finanziaria» la definisce il cda, dovuta sia ai tagli del Fus sia alla possibile riduzione del contributo di alcuni fondatori. Ma anche sul fronte della gestione gli interrogativi non mancano. Nel 2003 il sovrintendente aveva presentato un modello organizzativo fondato su più divisioni, e basato sul presupposto che anche il teatro Arcimboldi fosse assegnato alla responsabilità di gestione della Scala. Ma questo modello oggi ha scarsa ragion d'essere, per cui, sostiene il cda, è urgente procedere a una revisione che riconduca tutto ad unum e semplifichi il riparto di responsabilità, poteri e funzioni. Laboratori e Accademia sono importanti funzioni della Scala che vanno riorganizzati e rivisti, afferma Paolo Martelli, per otto anni consigliere della Scala e attuale presidente della Fondazione Milano per la Scala. E aggiunge: «Manca una valorizzazione più incisiva del marchio Scala. Ora è necessario astrarsi dal clima di belligeranza e trovare un giusto equilibrio tra le esigenze artistico-interpretative, che sono assolutamente prioritarie, e quelle economiche». Oggi, intanto, verrà discusso in Senato l'emendamento mirato a dare regole certe e stringenti all'amministrazione delle fondazioni lirico-sinfoniche. Una volta approvata la nonna, il ministro Giuliano Urbani ha detto ieri di essere disposto a reintegrare il Fus con 15 milioni di euro, destinati proprio alle fondazioni.