Sotto esame della Procura di Roma il via libera al Sia della Stretto spa concesso in tempi e modi sospetti dalla commissione speciale del ministero dell'Ambiente. Un testo che manca della vantazione d'incidenza in violazione alle leggi nazionali ed europee. E da Bruxelles arrivano due richieste di chiarimenti MESSINA Altero Matteoli, bisogna ammetterlo, lo aveva capito. E zitto zitto, il ministro dell'Ambiente del governo più appaltista della storia recente, aveva chiamato l'amministratore delegato della Stretto di Messina spa e l'aveva "avvisato": lo studio d'impattoambientalesul progetto del Ponte è deboluccio. E così, alla Stretto di Messina, società per azioni che in termini aziendali funziona e pure bene, mettono mano ad una integrazione, redatta in poco meno di quattro mesi, e tenuta riservata Tanto che gli ambientalisti, che insieme ai comitati di cittadini fioriti fra le due sponde di Messina e Villa San Giovanni si stanno battendo per impedire la costruzione della campata unica sullo Stretto, lo scoprono esattamente un anno dopo la sollecitazione del ministro. Ovvero un anno fa, quando la flottiglia di avvocati che ha difeso la Stretto spa davanti ai giudici del tribunale amministrativo di tania, chiamato a decidere sul ricorso di 107 cittadini messinesi, ha depositato l'integrazione, poco più di una quarantina di paginette che hanno continuato a scontentare tutti . Tranne il ministro Matteoli e la commissione ristretta, composta da Alberto Fantini, Giuseppe Mandaglio e Franco Luccichenti, che a quello studio hanno dato uno sbrigativo quanto superficiale ok. Almeno a vedere i primi passi dell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma e sostenuta dal pm Maria Cristina Palaia sulla base dell'esposto presentato nel febbraio del 2004 da Legambiente che in questi ultimi due anni, dall'approvazione al Cipe, l'1 agosto del 2003, del progetto preliminare del Ponte, insieme a Wwf e Italia Nostra sta conducendo una battaglia all'apparenza impari. Davide contro Golia. Eppure la «mosca» sul naso, letteralmente perché di uccelli ed insetti si tratta, Davide sembra proprio essere riuscita a metterla al gigante Stretto di Messina spa; che della «causa» ambientalista ha sempre mostrato di curarsi poco. Molto poco. E quando qualcuno si è permesso dì farglielo notare, come Anna Giordano la responsabile del Wwf siciliano nel corso di una seduta della commissione di studio al Comune di Messina, Pietro Ciucci, plenipotenziario amministratore delegato si è arrabbiato anche molto. «Lei decontestualizza le frasi e le usa ad arte per far credere cose diverse da quelle che sono» tuonava stizzito Ciucci, quando la Giordano metteva insieme in un puzzle apparentemente schizofrenico le frasi estrapolate dalla Sia, lo studio di impatto ambientale redatto dalla Stretto spa. Che un merito ce l'ha, bisogna riconoscerlo: è sincero. Contradditorio ma sincero. Quando parla della vegetazione, della flora, della fauna e degli ecosistemi presenti nell'area naturale di Capo Peloro e sui laghi di Ganzirri, lì dove per esempio, si legge, nella valutazione d'incidenza (la famosa integrazione di 46 pagine prodotta dalla Stretto su sollecitazione di Matteoli, ndr), assente del tutto nella prima stesura del progetto preliminare: «La movimentazione e smaltimento di una enorme quantità di materiale di risulta (più di 8 milioni di metri cubi) provocherà effetti imprevedìbili a causa del sollevamento di polveri che ricadranno sui sistemi adiacenti con diversi livelli di impatto (...), modificazione di falde freatiche superficiali e profonde tuttora sconosciute, traffico di mezzi con inquinamento acustico e chimico dagli effetti certamente negativi». Oppure: « La ricaduta di polveri e altri materiali sui Laghi di Faro e Ganzirri, a seguito del grande cantiere per la realizzazione della Torre in Sicilia e dalla sede stradale di collegamento. Questi materiali possono facilmente modificare in maniera sostanziale le caratteristiche delle acque dei laghi e quindi la loro funzionalità ecosistemica (composizione faunistica e floristica)». Ma non è finita: «La possibile modifica del regime idrogeologico dei due laghi a causa della manomissione di equilibri idrici non conosciuti e dipendenti da connessioni freatiche e dal collegamento laghi - mare che potrebbe facilmente essere compromesso dagli imponenti lavori di fondazione della Torre Sicilia». E ancora: «Gli inevitabili annessi di servizio al ponte, come l'impianto di illuminazione costante e potente (impatto sulla fauna entomologica), l'impianto di lavaggio per ripulire tutto il ponte due volte l'anno (...) avranno effetti largamente imprevedibili nella quantità ma certamente negativi nella qualità. Simile considerazione è possibile per l'impatto sulla migrazione degli uccelli dove l'impatto negativo è confermato da valutazioni induttive». Infine: «La profonda trasformazione paesaggistica prodotta dalla presenza del ponte (...) è sostanzialmente sconosciuta nei suoi effetti ecosistemici, ma esperienze straniere con grandi manufatti autostradali hanno ipotizzato e dimostrato effetti negativi a catena sulle popolazioni animali». E scusate se è poco. «Non è sufficiente - rimarca Anna Giordano - che l'amministratore delegato sottolineasse che queste parti della loro Sia erano decontestualizzate perché fatte queste premesse è assurdo che lo studio d'impatto ambientale concludesse che comunque si tratta di un'opera sostenibile». E' assurdo che tre funzionari esperti nominati dal ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, abbiano liquidato il centinaio scarso di paginette dedicate all'impatto ambientale del Ponte in pochi giorni senza prevedere approfondimenti né richiedere ulteriori integrazioni. Integrazioni dovute, si badi bene. Nel senso che lo studio d'impatto ambientale presentato il 21 gennaio del 2003 dalla società Stretto di Messina spa non prevedeva la valutazione d'incidenza prevista dal Dpr 357 del 1997 e dalle successive modifiche del 2003, intervenute perché sull'argomento l'Italia è incappata in una procedura d'infrazione dell'Unione europea. Nella valutazione d'incidenza in sostanza è necessario indicare gli effetti e gli impatti sugli habitat, sulle specie animali, e sugli uccelli nel particolare come prevede la direttiva comunitaria. «E necessario indicare le zone protette, dalle Psic (proposto sito di importanza comunitarie) alle Zps (zona protezione speciale), alle Ib (important bird area) - spiega Anna Giordano - tutte aree di tutela che la Corte di giustizia europea equipara alle Zps estendendo su tutte anche sui Psic la tutela prevista dal Dpr 357. Che è chiarissimo: non solo non si può influire negativamente su quegli equilibri ma non si può nemmeno incidere indirettamente». Quindi vale a poco che la Stretto di Messina spa nella valutazioni integrative, abbia indicato solo 6 zone di tutela anziché le effettive 11 su cui la costruzione del Ponte possa influire. «Già perché alla Stretto -spiega la Giordano - hanno indicato solo quelle aree, Psic, Zps o Iba che influiscono direttamente. Ovvero quelle opere che avrà in carico di costruire il generai contractor. Il danno indirettamente va ben oltre i siti fisici in cui si attiveranno i cantieri». Rilievi che la commissione speciale dei tre superesperti, ora al vaglio della magistratura, non hanno mosso. Anzi hanno concesso un secco sì che ha continuato a non convincere gli ambientalisti costringendo gli esponenti di Legambiente nazionale a presentare un esposto alla magistratura. Ma soprattutto convincendo la Procura romana che ha aperto l'inchiesta sulle «irregolarità progettuali del ponte». «Evidentemente erano fondate le perplessità espresse nella nostra segnalazione » affermano da Legambiente che avevano messo in luce le «condotte poste in essere» in relazione a tre diverse circostanze. In primo luogo, «all'atto del deposito del progetto, da parte della Società Stretto di Messina, nel mese di gennaio 2003, di uno studio assolutamente carente e privo dei requisiti documentali minimi previsti dalla legge atti a consentire una completa valutazione dello stesso, comprensivo di dichiarazione giurata attestante l'esattezza delle allegazioni»; in secondo luogo, «all'atto del parere favorevole espresso in data 20 giugno 2003, da parte del gruppo istruttore della Commissione di Via, laddove si è omesso di segnalare le carenze della documentazione prodotta e, al contrario, si sono date per ve-rificate circostanze non corrispondenti al vero»; infine, «all'atto della approvazione, in data 1 agosto 2003, del progetto da parte dei membri del Cipe espressa sulla scorta di errore indotto dalla falsa rappresentazione della realtà loro fornita». Su questi presupposti la battaglia legale degli antipontisti continua serrata. Così il Wwf ha preparato un dossier da 80 pagine trasmesso alla Procura di Roma in cui mette in luce l'ampia parte relativa alle normative comunitarie e alle tutele e salvaguardie ambientali su habitat, uccelli e aree protette. Nel rapporto, già inviato il 15 luglio scorso alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea a Bruxelles, si segnala «'l'omissione della Valutazione d'incidenza sulla zona di protezione speciale (ZPS) comunitaria Capo Peloro Laghi di Ganzirri dove dovrebbe sorgere il pilone sul lato Sicilia, dell'altezza di oltre 380 metri e con scavi previsti di 50-60 metri di profondità, e la violazione delle direttive 79409CEE (Uccelli) e 9243CEE (Habitat)». All'Unione europea sono più attenti che al ministero e così sul dossier del Wwf, hanno chiesto chiarimenti al go- -verno romano. Per la risposta, segreta, la commissione europea ha dovuto inviare ben due solleciti scritti al ministro Matteoli. Alla Procura di Roma, inoltre, è depositato il carteggio fra il Wwf, Italia Nostra e Legambiente ed il Presidente della Commissione Speciale "Via per le in-frastrutture strategiche" del Ministero dell'Ambiente, nel quale le organizzazioni ambientaliste chiedevano di poter avere accesso alla documentazione integrativa trasmessa da Stretto di Messina Spa alla Commissione, relativa proprio agli impatti del Ponte su aree Zps e Sic (siti di interesse comunitario). Accesso che «non è stato consentito dal Ministero agli ambientalisti-afferma Patrizia Fantilli dell'ufficio legale del Wwf - che non hanno potuto presentare ulteriori osservazioni». «La Commissione, non solo ha ne-gato le pesanti ed evidenti interferenze del progetto sui sistemi naturali di Sicilia e Calabria (tutelati anche dall'Unione Europea) - rimarca Stefano Lenzi, responsabile dell'Ufficio istituzionale dell'associazione - ma ha anche negato il diritto alla partecipazione ed all'accesso alle informazioni ai cittadini ed alle associazioni ambientaliste. Ancora una volta la tutela dell'ambiente e dei diritti dei cittadini viene affidata alla Magistratura, anziché essere garantita dalle Istituzioni come il Ministero dell'ambiente».