«Negli ultimi tre anni e mezzo il governo ha lavorato a ridisegnare lo scenario dei beni culturali; nonostante le ristrettezze di bilancio, ora l'Italia deve investire in cultura». Per il ministro per i beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, la cultura deve essere il principale investimento per il paese. Nonostante i tagli al settore, il ministro si dice ottimista, perché anche se sono diminuite le risorse finanziarie, sono stati invece creati strumenti legislativi capaci di attivare i privati e orientare l'offerta culturale. Intervenendo all'apertura dell'anno accademico 2004-2005 dell'università degli studi di Trieste, Urbani ha sottolineato l'importanza del codice per i beni culturali e paesaggistici, che introduce innovazioni strutturali che potenziano il ruolo degli enti locali, permette di fare rete fra i diversi livelli di governo e apre ai privati la gestione delle fondazioni a cui è affidata la valorizzazione di musei, siti archeologici, mostre e spettacoli; inoltre, del decreto legge dello scorso gennaio che prevede l'innalzamento dal 3 al 5 della quota destinata ai beni culturali dagli investimenti infrastrutturali collegati alla legge obiettivo a disposizione di ARCUS società per lo sviluppo di arte cultura e spettacolo . Il ministro ha annunciato, per questa settimana, la prima riunione di un gruppo di ricerca coordinato dall'università La Sapienza di Roma e dalla Bocconi di Milano per la redazione di un libro bianco sulle potenzialità dell'offerta culturale dell'Italia , da consegnare al parlamento e al capo dello stato. «Nella globalizzazione contano i marchi paese», ha sottolineato il ministro Urbani, «l'offerta culturale caratterizza anche la cultura che sottende l'intero stile di produzione, il brand Italia, il lavoro degli italiani». Ma oltre all'export e a tutto ciò che va sotto la voce made in Italy, si dovrà in primo luogo calamitare il turismo, che ha privilegiato troppo la valorizzazione di spiagge, montagne e bellezze naturali. «Il turismo italiano», ha detto Urbani, «genera il 12 del prodotto interno lordo, in una situazione di sottoutilizzo. Basti pensare che alcune regioni, dove il clima è ottimale, hanno una stagione di soli 50 giorni l'anno. È una percentuale che si può raddoppiare attraverso un'offerta combinata turistico-culturale. Nessun altro settore produttivo può fare un salto di tale grandezza e promuovere assorbimento del lavoro. È l'unico comparto che prospetta una moltiplicazione delle risorse».
CODICE URBANI: Beni culturali vera risorsa per il turismo
Il governo italiano ha lavorato per ridisegnare lo scenario dei beni culturali negli ultimi tre anni e mezzo. Nonostante le ristrettezze di bilancio, il ministro per i beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, sostiene che la cultura deve essere il principale investimento per il paese. Il ministro ha annunciato la creazione di un gruppo di ricerca per redigere un libro bianco sulle potenzialità dell'offerta culturale dell'Italia. Urbani ha sottolineato l'importanza del turismo culturale, che potrebbe generare il 24% del prodotto interno lordo, aumentando la stagione di soli 100 giorni all'anno.
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