Gli scavi archeologici della collina ancora preda di vandali e degrado. Una soluzione non felice quella adottata per gli scavi, effettuati nel 2005 accanto la chiesa di Cristo al Monte, attraverso i quali sono stati rinvenuti resti di abitazioni ed edifici dal periodo ellenico a quello arabo normanno. Una soluzione di compromesso, siglata tra la Sovrintendenza ai Beni culturali e il Comune di Paternò, che ad oggi non ha portato benefici né allo sviluppo turistico della città, e men che meno al sito archeologico vandalizzato a più riprese. La posizione della Sovrintendenza, appena furono riportati alla luce gli scavi, era di studiare i reperti e ricoprirli per preservarli anche da eventuali raid di tombaroli. L'amministrazione Failla, invece, spingeva per renderli fruibili ai visitatori. Alla fine si decise di coprire gli scavi con pannelli trasparenti in plexiglass. Una scelta che però non si è rivelata felice. In questi anni, però, l'umidità e la sporcizia e poi l'azione dei vandali hanno rovinato il sito archeologico. Per questa ragione, la Sovrintendenza di Catania quest'estate, prendendo in esame la vicenda insieme con il Parco archeologico della valle del Simeto, ha scelto di rimuovere i pannelli e coprire gli scavi, che saranno comunque ispezionabili attraverso una botola. Una decisione ampiamente condivisa dal sindaco, Mauro Mangano. «Credo che a questo punto ricoprire gli scavi sia l'unica cosa da fare - ha spiegato Mangano -. Non vi sono strade alternative per preservare il sito dopo le rilevazioni già effettuate dalla Sovrintendenza». A collaborare con le successive fasi di lavoro sarà, ancora una volta, l'associazione «SiciliAntica». «Anche per noi ricoprire gli scavi è la scelta più giusta - spiega il responsabile regionale dei giovani SiciliAntica, Giuseppe Barbagiovanni-. Appena saranno avviati i lavori di copertura, daremo la nostra disponibilità a pulire il sito dai rifiuti che in questi anni sono stati gettati dentro gli scavi». Salvo Spampinato 08122012