Scendendo da Posillipo ed imboccando Mergellina, all'altezza dell'imbarcadero degli aliscafi da tempo soppresso una orribile aiuola obbliga a svoltare a sinistra, in piazza Sannazzaro. L'aiuola in questione, un vero pugno nell'occhio, poteva essere tranquillamente sostituita da un semplice divieto d'accesso, posto all'angolo dell'edificio ove ha inizio la pedonalizzazione. Si è invece voluto rimarcare questa decisione, con arroganza. Sorge il sospetto che chi ha deciso tale improvvida misura ha in odio Napoli ed il suo magnifico lungomare, ammirato ed invidiato in tutto il mondo. L'interruzione infatti non è solo funzionale, ma anzitutto percettiva. Impedisce il godimento e la fruizione visiva di uno degli spettacoli più belli al mondo. La chiusura al traffico del tratto di costa che da Mergellina giunge fino a via Acton, rappresenta un fiore all'occhiello per l'attuale amministrazione comunale. Secondo la quale, grazie a tale decisione, «persone e natura sono, oggi, tutt'uno. I bambini, i giovani e le famiglie sono tornati a essere complici del mare. Intorno, si passeggia, si corre, si ride. Liberamente. Il lungomare si è trasformato spontaneamente nella piazza preferita della città, il suo punto di ritrovo per eccellenza a qualsiasi ora del giorno e per qualunque ceto sociale». Se esiste ancora diritto al dissenso, in questa città, mi permetto di esprimere il mio parere. Nessuno vuole contestare il diritto ad operare trasformazioni anche radicali della città. Del suo paesaggio. Ma, a parte i vincoli paesistici ed urbanistici, vanno senz'altro contestati i metodi con cui tale operazione è stata portata avanti. Né la popolazione, né gli istituti sociali e culturali, né le categorie interessante, né la Soprintendenza sono mai stati coinvolti e consultati. Rispetto ad una iniziativa che ha creato, tra l'altro, disfunzioni notevoli legate alla mobi-lità, al commercio, allo stesso turismo. La presenza di persone in via Caracciolo è oggettivamente limitata ai giorni di festa, ai sabati ed alle domeniche. È oggettivamente dipendente dal tempo, dalle stagioni. Anche ammettendo che questo è "il paese del sole", resta la domanda se non era sufficiente chiudere la strada solo nei giorni festivi, come già avveniva a suo tempo, o in occasione di determinati eventi. In termini economici, assistiamo ad una sottovalutazione e dispersione delle potenzialità di tale magnifica arteria. Impedita alla mobilità urbana veicolare, fruita da gruppi di persone nei soli giorni di festa e se il tempo lo consente. Tutto ciò per consentire che tanto spettacolo faccia da sfondo ad iniziative sporadiche e limitate nel tempo, come la coppa America, la coppa Davis e forse la coppa del nonno. La cosiddetta "liberazione del lungomare" ha determinato la sua desertificazione. Se si prova a percorrere via Caracciolo in un giorno qualsiasi, si ha modo di provare due sensazioni sicure: la solitudine e la paura. Non c'è nessuno. Tranne qualche snob nullafacente che gira in tuta o in bici anche nei giorni lavorativi. L'iniziativa nasce da un sostanziale equivoco, che denota una preoccupante ignoranza della questione. Senza scomodare Kevin Lynch ed altri noti studiosi della questione, è a tutti noto che il modo di percepire la realtà si modifica, nel tempo. Già all'inizio del secolo scorso, le avanguardie artistiche hanno sottolineato che l'avvento dell'automobile, del treno, dell'aereo hanno introdotto la velocità come fattore indissolubile del nostro modo (distratto, direbbe Walter Benjamin) di percepire il mondo. Un fattore di arricchimento delle nostre facoltà percettive, dato che grazie alla velocità ed alla possibilità di percorrere lo spazio-tempo in termini nuovi, l'immagine del mondo si è dilatata sino all'inverosimile. Percorrere in auto il lungomare di Napoli è stata, per tutta la mia vita, una gioia immensa. Solo un grande artista contemporaneo, un poeta o un musicista, sarebbe capace di ricreare quella sensazione che nessun quadro statico è mai stato in grado di rappresentare. Una sensazione unica, risarcimento irrinunciabile alle delusioni ed alle frustrazioni che la vita ci assegnava quotidianamente, soprattutto in questa città. Grazie al sindaco de Magistris ed ai suoi assessori, tale gioia ci è stata sottratta. Nei modi più tristi ed antidemocratici che si potesse immaginare. Non parliamo dunque di lungomare liberato, ma di lungomare negato.