Con una solenne cerimonia, il 6 dicembre viene inaugurato ad Assisi il restauro degli affreschi nella cappella di San Nicola nella basilica inferiore di San Francesco. Al restauro di questa cappella si era dato inizio nel 2010 in concomitanza con la mostra «I colori di Giotto», nel corso della quale era stato montato un ponteggio all'interno della cappella per consentire ai visitatori una visione ravvicinata degli affreschi. Alla chiusura della mostra, i ponteggi non sono stati smontati ed è iniziata un'attentissima operazione di restauro, affidata al conservatore capo della basilica di Assisi, Sergio Fusetti, che ha portato a uno splendido recupero dei colori, nascosti da uno spesso strato di polveri e di vernici ossidate. La cappella di San Nicola è un po' la Cenerentola dei celebri affreschi di Assisi, per trovarsi in una posizione defilata negli itinerari di visita della basilica di San Francesco. Eppure la costruzione di questa cappella è legata a un episodio importante della storia del Papato. Nel 1294, nel corso del conclave seguito alla morte di Papa Niccolò IV, le contese tra le opposte fazioni dei Colonna e degli Orsini furono superate in seguito alla notizia della morte del giovane fratello del cardinale Napoleone Orsini. I cardinali si accordarono nella scelta dell'eremita Pietro da Morrone, che fu eletto con il nome di Celestino v, ma che rinunciò subito dopo al pontificato. Napoleone Orsini poté costruire una cappella funebre in memoria del defunto fratello Giangaetano, anche se la rottura della muraglia avrebbe irrimediabilmente danneggiato la preesistente decorazione delle pareti accanto alla tomba di san Francesco. La cappella fu intitolata a san Nicola di Bari in onore di Papa Nicolò III Orsini, che si chiamava anch'esso Giangaetano come il defunto nipote e si era fatto costruire una cappella in onore di san Nicola all'interno della basilica di San Pietro in Vaticano. Le pareti della cappella furono decorate con nove episodi della vita di san Nicola e con numerose figure di santi. Sulla parete d'ingresso fu dipinta l'Annunciazione e la miracolosa guarigione di un fanciullo compiuta da Francesco. La storia dell'Annunciazione apre il ciclo di storie dell'infanzia di Cristo che decorano la volta del transetto nord. Se ne deduce che con la decorazione di questa cappella ebbe inizio il grandioso programma di rinnovamento della tomba di Francesco, che portò ad Assisi i più importanti pittori italiani del tempo: il fiorentino Giotto, i senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini. La decorazione della cappella di San Nicola è da sempre trascurata dagli studiosi degli affreschi di Assisi, che hanno concentrato la loro attenzione sulle storie della vita di Francesco della basilica superiore, dedicando minore attenzione alla decorazione delle cappelle e del transetto nella basilica inferiore. Giorgio Vasari (1568) ricordò confusamente le storie di san Nicola sotto il nome di Giottino. L'opinione di Vasari è stata riproposta fino a tempi recenti, e le storie di san Nicola sono state genericamente riferite a «pittori giotteschi» umbri e toscani. La situazione è cambiata con la pubblicazione da parte di Valentino Martinelli (1973) di un documento che prova la presenza di Giotto ad Assisi nel gennaio 1309, a una data assai distante dai tempi di ultimazione delle storie della vita di san Francesco (ante 1295). Martinelli suggerì per primo un collegamento di questo documento con gli affreschi delle cappelle di San Nicola e della Maddalena. In seguito la "mano" di Giotto è stata riconosciuta sulle pareti della cappella di San Nicola da Miklos Boskovits (1981) e da Giorgio Bonsanti (1983). Il recente restauro ha confermato la presenza di Giotto in questi affreschi. A Giotto si deve l'invenzione delle storie e l'esecuzione delle figure principali sopra la tomba di Giangaetano Orsini e nel sottarco d'ingresso. Il maestro fu affiancato da due collaboratori: uno dei quali è un "giottesco" toscano autore anche delle vetrate istoriate; l'altro è un pittore umbro, probabilmente identificabile nel Palmerino da Assisi documentato insieme a Giotto nel 1309 ad Assisi. Nel corso della ripresentazione estetica finale, Sergio Fusetti ha scoperto all'altezza del trittico sopra la tomba di Giovanni Gaetano Orsini una sorta di signum tabelionis nel triangolo che separa le figure della Madonna e di san Francesco; vale a dire il segno autografo con il quale i notai firmavano i loro atti e i mercanti marcavano le loro merci e che spesso consisteva in un accurato monogramma ricavato dalle lettere del nome. Questo signum ha le caratteristiche di una firma, nella quale con una certa fatica si riconoscono le lettere "I" e "B" che potrebbero essere interpretate per le lettere iniziali di Giotto, o meglio ancora di «Ioctus Bondoni». Ma è pur vero che questa lettura è condizionata dall'evidente autografia giottesca del dipinto.
ASSISI - Presentazione del restauro della Cappella di San Nicola ad Assisi. Recuperata la Cenerentola degli affreschi di Giotto
Il 6 dicembre è stato inaugurato ad Assisi il restauro degli affreschi nella cappella di San Nicola nella basilica inferiore di San Francesco. Il restauro è stato affidato al conservatore capo della basilica di Assisi, Sergio Fusetti, che ha portato a uno splendido recupero dei colori nascosti da uno spesso strato di polveri e vernici ossidate. La cappella di San Nicola è un po' la Cenerentola dei celebri affreschi di Assisi, ma è legata a un episodio importante della storia del Papato. La cappella fu costruita nel 1294 in memoria del defunto fratello di Papa Niccolò IV, Napoleone Orsini, e fu intitolata a san Nicola di Bari.
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