Sono l'oro e l'azzurrite a colpire l'occhio quando si entra nella Cappella di San Nicola nella Basilica inferiore ad Assisi, un impatto cromatico che lascia il fiato sospeso e cattura lo sguardo mentre la mente si perde tra le pieghe di un impianto pittorico complesso studiato da "mano intelligente". Nel giorno in cui il mondo celebra il venerato vescovo di Mari (Bari), la città di San Francesco mostra la bellezza dei suoi capolavori ritrovati con l'inaugurazione del lungo restauro (4 anni) appena concluso della cappella di San Nicola e coglie l'occasione per far emergere la necessità di tutelare il patrimonio artistico anche in tempi difficile. Da qui l'appello al ministro Lorenzo Ornaghi arrivato ad Assisi: "Noi francescani abbiamo fiducia nella Provvidenza - dice padre Giuseppe Piemontese -. Proprio per questo rivolgiamo un appello a chi ama l'arte e San Francesco affinché diventino, secondo la proprie possibilità, strumento della Provvidenza per aiutarci a custodire e trasmettere questo patrimonio inestimabile alle future generazioni". "Il Ministero continuerà l'impegno costante su questo patrimonio artistico - è la rassicurazione di Ornaghi - perché tutto ciò che è possibile migliorare deve essere fatto con un appello a un partneriato tra pubblico e privato e un nuovo mecenatismo come è avvenuto per la cappella di San Nicola". E' stata, infatti, proprio l'efficace e risolutiva attenzione da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazioni Generali e della Tenstars a risolvere l'impasse in cui era piombato il progetto di restauro di quel magnifico monumento voluto alla fine del Duecento dal cardinale Orsini per onorare la memoria del fratello morto. Era un periodo difficile della politica pontificia e l'opera aveva proprio il compito di mediare tra le due fazioni avverse della chiesa: gli Orsini e i Colonna. Una storia complicata che oggi fa arrivare fino a noi oltre trecento metri quadrati di affreschi e più di ottanta di paramenti lapidei e la certezza che un commitente così prestigioso, per una funzione tanto delicata, non poteva che chiamare il migliore artista in circolazione. E qui si entra nella dibattuta questione: c'è la "mano" di Giotto negli affreschi della cappella? Il maestro di Bondone sembra proprio esserci, la sua presenza è riconosciuta da studiosi come Mildos Boskovits (1981), Giorgio Bonsanti (1983) e Bruno Zanardi (2002), che hanno attribuito all'artista l'esecuzione del trittico sopra il monumento, alcuni busti di santi negli sguanci dei finestroni, parte degli episodi di Deodato e la figura del Redentore sopra l'ingresso. E adesso c'è un'altra importante scoperta che capta l'attenzione di tutti: all'altezza del trittico sopra l'altare, è stata ritrovata una "firma" probabilmente riconducibile alle iniziali di Giotto proprio per quell'intreccio di segni in cui sembra di intravedere una G, una F e una B, come dire Giotto Florentinus Bodonis. Una scoperta che getta una luce in più sulla cappella considerata la Cenerentola della Basilica di Assisi proprio perché le sue pitture raccontano episodi della vita di San Nicola, per gli studiosi molto meno interessanti delle vicende sulla vita di San Francesco celebrate nella Basilica Superiore. La giornata inaugurale è andata avanti, alla presenza del ministro Ornaghi, scandita dai discorsi dei protagonisti del complesso progetto di recupero: dagli esperti maestri della Tecnireco che hanno effettuato il restauro, Sergio Fusetti e Paolo Virili, al sindaco di Assisi Claudio Ricci, al padre Piemontese; per proseguire con il soprintendente Fabio De Chirico e lo storico dell'arte Elvio Lunghi. "Giotto è ampiamente presente nella cappella di San Nicola - è l'esordio del sindaco Ricci - e il ritrovato splendore della cappella ci fa pensare a quanto possediamo ad Assisi di arte pittorica e di come quest'arte sia stata caratterizzata da mani intelligenti che aggiunsero quell'umanità di relazioni da trasfore questa città in un punto nodale della cultura". E conclude: "Un ruolo che, mi auguro, Assisi continui a svolgere oggi nell'Unione Europea". Durante la visita alla cappella di San Nicola, posta nel transetto settentrionale della Basilica inferiore, monsignor Gualtiero Bassetti ha dato la sua benedizione enunciando l'Apocalisse: "Quando l'opera dell'uomo si ricongiungerà con l'opera di Dio e anche gli affreschi di Giotto torneranno a risplendere nella gloria". Il direttore Francesco Scoppola e il soprintendente Fabio De Chirico si confrontano sulla fatidica sigla "Per trovare la firma cerchiamo anche sull'altro triangolo". Quello scarabocchio, o intreccio di sigle, o marchio di fabbrica, insomma qualunque significato abbia il piccolo segno sta in una posizione di rilievo: nel trittico San Nicola, Vergine con il Bambino e San Francesco. E il punto da guardare è proprio là: sopra la testa del piccolo Gesù. La fatidica firma che potrebbe attestare la titolarità dell'opera a Giotto è guardata con molto interesse dai massimi esponenti del Ministero dei Beni Culturali in Umbria. "Sembrano chiaramente delle lettere - dice il soprintendente Fabio De Chirico -, ma vanno fatte delle indagini di tipo epigrafico su codici e manoscritti per saperne di più". E la posizione ha un significato? "Alla destra del bambino con la Madonna - precisa il direttore generale Francesco Scoppola - non è certo una posizione da poco". Ma cosa si vede? "Ci possono essere tre lettere - risponde il direttore Scoppola - la prima è una J o una G, la seconda una F e la terza una B ovvero nome, cognome e la F potrebbe stare per fecit. Oppure si potrebbe interpretare così: intorno ci sono degli svolazzi con in mezzo una F e a questo punto verrebbe voglia di andare a cercare nell'altro triangolino bianco, quello tra la Vergine e San Nicola. Adesso quel punto è bianco - conclude Scoppola -, ma non vuol dire che, cercando, si potrebbe trovare qualcosa in più ".