UNA sfinge egizia, perfettamente intatta, del valore di almeno un milione di euro, un ritrovamento unico nel suo genere quello dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. Risalente all'epoca tolemaica, dai lineamenti sbiaditi dal tempo ma ancora integra, la sfinge misura 120 centimetri per 60 ed era già imballata, pronta, probabilmente, per prendere la strade dei nuovi mercati dell'archeologia rubata: Emirati, Russia o forse Cina o Giappone. Due le persone denunciate dai militari del maggiore Massimo Rossi: un romeno e un italiano. Il reperto egizio, adesso, è guardato a vista in una stanza del comando di via dell'Olmata ma tra qualche mese sarà in un museo, quasi certamente quello di Valle Giulia. Trovare un "pezzo" egizio in un sito archeologico del Lazio (in questo caso, secondo chi indaga, la zona di Montem Rossulum, l'odierna Monterosi, in provincia di Viterbo) può sembrare fantascienza ma non è così. Nell'area etrusca, secondo gli archeologi, sorgevano diverse "ville d'ozio", residenze di villeggiatura dei patrizi romani e già dal I secolo avanti Cristo, con la conquista romana dell'Egitto, l'importazione di statue e altri oggetti esotici andò intensificandosi e aumentò gradualmente con la diffusione del culto misterico di Iside. La sfinge che risale al IV secolo avanti Cristo era già un pezzo antico e non è escluso che, come avveniva spesso, ne fossero stati acquistati due esemplari da piazzare in una stanza o davanti all'ingresso di un edificio. Sta di fatto che sculture simili sono state ritrovate molto raramente nel nostro Paese e un reperto conservato integralmente è un'autentica eccezione. I lineamenti della statua sono stati probabilmente erosi dal vento, dalla sabbia e dalla pioggia perché il granito africano non è un materiale molto resistente alle intemperie. L'inchiesta delle Fiamme gialle è scattata dopo una serie di accertamenti (in gran parte ancora top secret) che hanno portato i militari fino a un furgone guidato dal romeno. Dentro c'era un corredo di ceramica, proveniente dagli scavi clandestini nella stessa zona e soprattutto alcune foto della sfinge destinati, quasi certamente, ai futuri acquirenti della scultura. Gli investigatori, durante una perquisizione a casa dello straniero, hanno trovato anche alcuni numeri di telefono che hanno permesso di risalire al proprietario di una serra, sul litorale laziale. Quando i finanzieri hanno fatto irruzione all'interno, hanno trovato una cassa ben confezionata e pronta per essere spedita: dentro c'era la sfinge, un ritrovamento che ha accelerato le pulsazioni dei militari, tutti esperti in indagini sui saccheggi del patrimonio artistico e consapevoli di aver messo a segno un colpo memorabile. I pochissimi dubbi sull'autenticità del reperto sono stati rapidamente fugati da una consulenza con i funzionari della soprintendenza per i beni archeologici dell'Etruria meridionale. A questo punto, nell'attesa di ultimare le pratiche che porteranno, finalmente, la scultura in un museo, chi indaga sta tentando di ricostruire l'intero organigramma della gang e di scoprire se, oltre alla sfinge e alle ceramiche, dagli scavi clandestini sia saltato fuori anche qualche altro tesoro nascosto.
LAZIO - Tombaroli bloccati con una sfinge egizia dovevano venderla a un milione di euro
Un reperto egizio, una sfinge del IV secolo a.C. di valore stimato di almeno un milione di euro, è stato trovato in un sito archeologico del Lazio. La statua, misurante 120 centimetri per 60, era già pronta per essere spedita ai mercati dell'archeologia rubata. Due persone, un romeno e un italiano, sono stati denunciati dai militari del maggiore Massimo Rossi. La sfinge è stata trovata in una stanza del comando di via dell'Olmata e sarà trasferita in un museo, probabilmente quello di Valle Giulia. Gli investigatori hanno trovato un corredo di ceramica e foto della sfinge destinati ai futuri acquirenti.
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