UNA mail da Oxford a Firenze per sostenere che "la continenza di Scipio" di Van Dyck è in Inghilterra e non in una collezione privata in Toscana. La direttrice della Galleria dei dipinti del college Christ Church di Oxford, Jacqueline Thalmann, l'ha spedita al British Institute di Firenze, dove al caso è stata dedicata una mostra, scrivendo che «non è d'accordo con l'identificazione di un altro soggetto o con la sua riattribuzione» ad un altro artista fatta dallo studioso Anchise Tempestini il quale, in parallelo con lo storico Salvatore Settis, studia ormai da decenni la questione. «Dopo ulteriori esami delle opinioni di Tempestini scrive Thalmann non vediamo nessun argomento che potrebbe convincerci a cambiare la nostra attribuzione dell'autore o il soggetto dipinto». E nella contesa ci finisce anche una "spy story". Tra gli assertori dell'autenticità del quadro a Oxford ci fu, infatti, il curatore delle collezioni reali inglesi, Anthony Blunt (1907-1983), che fece la spia per il Kgb e finì nei "Cinque di Cambridge", il gruppo di professori che passava informazioni a Mosca durante la guerra fredda. Scoperto dal Mi5 confessò e si pentì. Blunt, che peraltro mantenne intense frequentazioni a Firenze nel mondo dell'arte, si sarebbe impegnato col suo aiutante sir Oliver Millar proprio per accreditare come "Continenza di Scipio" di Van Dyck il quadro di Oxford.