Metri e metri di transenne e di reti arancioni, ecco come si presentava ieri la Chiesa del Gesù Nuovo: una delle più importanti chiese basilicali di Napoli, raffigurata addirittura sulle vecchie banconote da io mila lire. Cade a pezzi, e non è un modo di dire. Nella mattinata di ieri, infatti, dalla facciata in bugnato a diamante alcuni pezzi di porfido sono precipitati al suolo. Fortunatamente nessuno dei passanti è rimasto ferito, ma i vigili del fuoco hanno recintato in via precauzionale gran parte del perimetro. «Verso le 17 - racconta padre Vittorio Liberti, superiore della Comunità dei Gesuiti e parroco del Gesù Nuovo - pezzi di marmi o porfido si sono staccati e sono precipitati in strada». E sempre padre Liberti segnala poi una situazione a dir poco scioccante: «Da tempo aspettiamo che sia impermeabilizzato il tetto della basilica. Durante l'inverno piove all'interno della chiesa, proprio a ridosso degli altari di San Ciro e del Sacro Cuore. Spesso siamo costretti ad usare dei secchi per raccogliere l'acqua». Almeno per questo problema però la soluzione appare imminente. «A breve - dice Gregorio Angelini, responsabile della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici - partiranno i lavori di impermeabilizzazione del tetto, per i quali sono stati stanziati 5oomila euro. E chiaro che se dovessimo riscontrare qualsiasi situazione di pericolo interverremmo immediatamente». L'incidente di ieri è solo l'ultimo di tutta una serie di gravi segnali d'allarme che si levano dal cuore di Napoli. E la voce di protesta dei comitati civici (come quello di Portosalvo) proprio in questi giorni ha di nuovo valicato i confini nazionali, approdando alla radio federale tedesca Deutschlandfunk, che ha parlato di ben 163 chiese cittadine che restano chiuse e in rovina. «Una vergogna - è il commento del consigliere della II Municipalità con delega al centro storico, Pino De Stasio, che da tempo denuncia la sparizione di qualsiasi intervento di restauro -. Ben vengano le notti d'arte e le altre iniziative che il Comune intende perseguire, ma non si può continuare a vivere in un clima di totale lassismo, l'attuazione del piano di gestione e manutenzione del patrimonio sollecitato pure dall'Unesco resta solo una chimera. La Chiesa del Gesù - ricorda De Stasio - non è la sola ad essere in pericolo. Solo grazie ad una sovvenzione della vecchia amministrazione provinciale siamo riusciti a ripulire l'antico basamento del campanile di Santa Chiara imbrattato da ogni genere di scritta. E resta prigioniero delle reti metalliche l'obelisco dell'Immacolata, dopo la caduta di alcuni pezzi di marmo due anni fa». E c'è da chiedersi come farà il sindaco a rispettare per 1'8 dicembre la tradizione di deporre un mazzo di fiori nelle mani della Vergine. Raffaele Nespoli