L'ASSESSORE regionale Caterina Miraglia ha ammesso che il museo Madre è un'eccellenza culturale di Napoli e della Campania. Ma, mentre diceva questo, non ha voluto spiegare come e perché fu costruita (probabilmente nei suoi uffici) una campagna di disinformazione per delegittimarne la dirigenza storica, cioè proprio le persone che quel museo costruirono dal nulla fino a proiettarlo tra le eccellenze culturali. L'assessore Miraglia si è anche vantata di aver contenuto il debito della Fondazione Donnaregina (l'ente regionale che gestisce il Madre) e di poter ora guardare al futuro del museo con maggiore serenità. Ma, se è così, i cittadini avranno o no il diritto di capire come e in che misura è stato ridotto il debito pregresso, a quanto ammontava, chi lo deteneva e quali accordi sono stati fatti per diminuirlo? Sarebbe un primo atto di trasparenza. Ma solo il primo. I cittadini infatti dovrebbero poi essere informati sul come sono state tagliate, se sono state tagliate, le spese correnti del museo: risparmiando sulle tariffe dei servizi o soltanto tagliando i servizi e i posti di lavoro (biblioteca, bookshop, bar, eventi collaterali)? Perché tutti siamo consapevoli che un'istituzione culturale eccelle, quando eccelle, per qualità e quantità di servizi. Inoltre, la Regione Campania avrebbe da giustificare perché neanche un euro privato sia entrato in Fondazione, dopo la modifica dello statuto, e come si pensa ora di sopperire alla più volte denunciata carenza di fondi. Cioè, è il momento di chiedersi: come ha fatto il presidente Forte ad accrescere e a diversificare le proposte culturali e l'assessore ad applaudire in conferenza stampa, mentre si parla da due anni di debiti stratosferici e di poderosi tagli da apportare al bilancio della Fondazione? Poiché tutti vedono la contraddizione, occorrerà spiegare ai cittadini che pagano le tasse perché il museo pubblico è fermo da circa un anno, con i servizi ridotti all'osso, senza più visitatori, con un intero piano vuoto (quello della ex collezione storica), mentre si finanziano mostre ed eventi in altri luoghi con altri soggetti. Insomma, al di là dei discutibili contenuti culturali della nuova stagione della Fondazione Donnaregina, penso che sia giunto il momento di aprire una seria e pubblica discussione sul ruolo di questo ente completamente pubblico, sui conflitti d'interesse presenti nel suo consiglio d'amministrazione, sulle risorse che la Regione Campania gli ha assegnato, sull'assenza degli investimenti privati per favorire i quali fu cambiato lo statuto, sulla legittimità di operazioni quali il finanziamento senza gare di attività di collezionisti e galleristi. Per essere ancora più chiari, la Regione ha il dovere di spiegare tutte le parti in commedia che la Fondazione Morra Greco ha recitato nelle fasi concitate dei due ultimi anni di scontro tra Palazzo Santa Lucia e la vecchia dirigenza del Madre. Urge una discussione franca e aperta sull'uso poco trasparente di fondi europei da parte dell'attuale dirigenza della Fondazione Donnaregina, se destinate a un soggetto si dice pubblico-privato, del quale nessuno conosce gli organismi rappresentativi (e scientifici), sul quale nessuno è in grado di esercitare controlli? Ad esempio, chi e come potrà vigilare per assicurare che alcune opere, cominciando da quelle in arrivo a Palazzo Reale, prodotte nell'ambito del progetto Ventuno con risorse della Regione, non confluiranno a luci spente e sotto silenzio nelle collezioni private di qualcuno? Il mio appello è rivolto a tutti i cittadini, agli artisti, agli intellettuali, agli operatori e ai lavoratori del settore. Credo sia dovere di tutti noi accendere i riflettori sulla Fondazione Donnaregina (e sulla società regionale per la gestione dei servizi museali Scabec), se vogliamo riappropriarci del presente e del futuro del museo d'arte contemporanea. Nel rapporto e nell'incrocio tra le attività, i finanziamenti e la gestione di Donnaregina e di Scabec la Regione di Caldoro sta giocando la partita decisiva, per tanti versi truccata, della demolizione di una istituzione culturale pubblica a favore di interessi privati, che per quanto siano molti e diversi tra loro non rappresenteranno mai i desideri e i bisogni collettivi di cultura e di modernità. L'autore è segretario di Sinistra Ecologia Libertà di Napoli