Nel Museo nazionale di Capodimonte è occasionalmente esposto il busto di bronzo di un aragonese, dovuto allo scultore modenese Guido Mazzoni, detto il Paganino, attivo a Napoli dal 1489. Reca ancora un cartellino con l'indicazione di ritratto di re Ferrante d'Aragona, mentre dal 1964 uno studioso americano, lo Hersey, ha dimostrato con solidi argomenti critici che si tratta invece di suo figlio Alfonso, duca di Calabria, poi Alfonso II. Perché torna attuale parlare dell'incisivo ritratto di bronzo dell'aragonese? È risultato dalle successive ricerche condotte dallo scrivente che il busto di Capodimonte proveniva da uno dei chiostri monumentali del soppresso convento degli Olivetani, annesso alla chiesa di Monteoliveto (oggi Sant'Anna dei Lombardi). È infatti la stessa "vetustam aeneam statuam", segnalata dal Sigismondo (Descrizione di Napoli, 1788, II, pagina 240) nel chiostro attiguo alla chiesa, e ivi posta dagli Olivetani a ricordo di Alfonso, loro protettore. L'importante complesso conventuale degli Olivetani, in cui soggiornò Torquato Tasso, comprende l'annessa chiesa, vero e proprio tempio della scultura del Rinascimento, nonché ben quattro chiostri con giardini e fontane. Impropriamente vi è allocata da tempo la caserma dei carabinieri Pastrengo, e i cittadini napoletani (ma anche docenti della facoltà di architettura, come Aldo Capasso) hanno scritto a Repubblica lamentando in particolare che il più ampio chiostro di Monteoliveto è adibito ad autorimessa e parcheggio dei carabinieri. Fino ad alcuni anni orsono tale chiostro era percorribile a piedi in quanto congiunge piazza Matteotti a via Medina costeggiando l'edificio della Posta centrale, a sua volta esempio rilevante dell'architettura del razionalismo a Napoli. Ora, in una città in cui il sindaco de Magistris sta liberando le strade dalle automobili, è assurdo che queste occupino ancora un chiostro rinascimentale, ancorché in dotazione ai carabinieri. All'Arma benemerita la cittadinanza è grata per la costante attività di contrasto alla malavita organizzata, tuttavia Italia Nostra si appella allo stesso Comando dell'Arma affinché concordi con il sindaco e con la competente soprintendenza ai Beni architettonici un piano di delocalizzazione graduale della Pastrengo dal complesso conventuale degli Olivetani da restituire alla città (e potranno tornarvi le sue opere d'arte come il citato busto del Mazzoni). Nell'immediato chiediamo però che venga liberato e messo a disposizione della cittadinanza il grande chiostro occupato dalle automobili, per la cui provvisoria sistemazione l'amministrazione comunale dovrà indicare un'area compatibile di parcheggio. Nella fase successiva, pur valutando l'opportunità di lasciare in loco un presidio dei carabinieri, è auspicabile che la caserma Pastrengo venga trasferita in una zona quale Scampia, dove la presenza della stessa può costituire un valido deterrente per la criminalità e maggiore sicurezza per gli abitanti accelerando il processo in atto di riscatto del quartiere. Infine dobbiamo sottolineare che l'articolo 9 della Costituzione della Repubblica sancisce la tutela del patrimonio storico-artistico, e proprio l'Arma dei carabinieri non può trasgredire al perentorio dettato costituzionale con la deturpante utilizzazione di un monumentale chiostro rinascimentale nel centro storico di Napoli. L'autore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli