Palermo. E' finito in carcere l'imprenditore romano Gaetano Mercadante, legale rappresentante della società Novamusa, raggiunto da un'ordinanza di arresti domiciliari il 28 novembre scorso con l'accusa di peculato. Ieri mattina l'imprenditore è stato fermato dalle Fiamme gialle e accompagnato al carcere Ucciardone di Palermo. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo, Marina Petruzzella, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Leonardo Agueci e del sostituto procuratore Amelia Luise, che conduce l'inchiesta. Secondo i magistrati sussiste un «aggravamento delle esigenze cautelari» dell'imprenditore. Mercadante, 51 anni, lontane origini siciliani e domiciliato a Bracciano (Roma) è accusato di non avere versato alla Regione siciliana introiti per circa 19 mln di euro derivanti dagli incassi dei più noti siti archeologici siciliani come il Teatro Greco di Taormina o il Parco di Siracusa. L'imprenditore è stato fermato all'aeroporto e condotto al carcere Ucciardone. Secondo i magistrati «la vicenda impone degli approfondimenti». In particolare gli inquirenti vogliono capire come sono stati utilizzati i 19 mln mai pagati alla Regione. Gli investigatori parlano di «pericolo di inquinamento delle prove». Da qui l'aggravamento delle esigenze cautelari che ha portato Mercadante dai domiciliari della sua residenza braccianese al carcere. Lunedì scorso era stato ascolato dal gip Pitruzzella e dal pm Luise, dichiarando: «Non mi sono appropriato di soldi della Regione. Secondo l'accordo, il denaro mi spettava perché ho dovuto realizzare le strutture per gestire i servizi che l'amministrazione mi aveva assegnato». Così si è difeso nell'interrogatorio di garanzia. Mercadante, secondo l'accusa, si sarebbe avvalso di tre associazioni temporanee d'impresa (Novamusa Valdemone, Novamusa Val di Noto e Novamusa Val di Mazara, di cui era legale rappresentante in Sicilia) per appropriarsi indebitamente di circa 19 milioni derivanti dall'emissione di biglietti per l'ingresso nei siti archeologici siciliani. Nel 2003 l'assessorato regionale ai Beni culturali ha dato in concessione la gestione di determinati servizi in alcuni siti delle province di Messina, Siracusa, Ragusa e Trapani. La concessione disciplinava, tra l'altro, la gestione degli introiti di biglietteria, per la quale era stato stabilito l'obbligo da parte del concessionario di versare le somme incassate e decurtate dall'aggio, alla Regione Sicilia (70) e ai Comuni (30) nei cui territori ricadono i siti di interesse culturale. Adesso gli inquirenti dovrebbero ascoltare l'ex assessore ai Beni culturali dell'epoca, l'europarlamentare Antonello Antinoro, e un paio di ex dirigenti regionali del dipartimento Beni culturali. 05122012