SILENZIO intorno ai Nuovi Uffizi. Ma non per lei. L'ex direttrice della Galleria Annamaria Petrioli Tofani, ha lasciato il suo incarico a fine gennaio. Dopo più di 40 anni di lavoro e dedizione all'istituto che ha diretto dall' 87. Ora l'ex direttrice è una «volontaria» che cura l'inventario del Gabinetto di Disegni e Stampe: un nuovo ufficio in un piccolo spazio al secondo piano degli Uffizi che affaccia su un terrazzino pieno di piante, panorama su piazza del Grano. Un passaggio silenzioso. Né onori, né gloria. E nessun saluto istituzionale - a parte una colazione con i più stretti collaboratori, studiosi e restauratori della soprintendenza mercoledì scorso all'Antico Fattore - ha festeggiato il suo pensionamento. «Ho voluto così io» ribatte Petrioli Tofani, avviando la sua appassionata requisitoria. Oltre 40 anni di esperienza sublimata nell'impegno di volontaria. Non è troppo poco? «Avrei preferito prolungare ancora per tre anni il mio mandato, l'avevo chiesto ma la mia proposta è stata bocciata risolutamente dal ministero. Andrò all'estero, dove sono molto stimata. Da settembre sarò per un anno alla National Gallery di Washington come Cress professor, sono poi impegnata nel progetto dì ampliamento dell'Hermitage, e qui a Firenze con la Fondazione Marchi». Un addio che è una ferita che brucia, però. «Avrei voluto portare a termine il progetto dei Nuovi Uffizi. E sono molto preoccupata per come stanno andando avanti la progettazione e i lavori. Ecco, vorrei che tutti i fiorentini si mobilitassero, perché temo che si corra il rischio di perde re qualcosa di assolutamente insostituibile per la città, per la sua storia e identità". Un allarme motivato da cosa? «Da come è stata condotta 1a progettazione generale. E da nuovi allestimenti. Con il direttore generale Roberto Cecchi e il sue staff ho avuto all'inizio un buon rapporto. Aveva ripreso il nostro progetto dei Grandi Uffizi, lo ab biamo discusso insieme. Poi sono subentrate figure professionali esterne, che non conoscono 1a storia del museo. Prima di affrontare qualsiasi intervento, vanno studiati i dettagli storici. Aprire le porte alla modernità non significa cambiare le cose senza tener conto delle preesistenze, si possono manomettere funzioni importanti e ruoli». Allude al fatto che il progetto esecutivo generale è stato commissionato a un'impresa esterna e all'incarico dato dal di lrettore Cecchi all'architetto Adolfo Natalini per il progetto delle nuove scale e per i restauri della sala di Botticelli? «Dico solo che i professionisti interni, profondi conoscitori della storia della Galleria, sono stati accantonati completamente, sono state interrotte quelle consulenze e presenze che erano garanzia di continuità. Insomma l'intera direzione del museo, con studiosi come Antonio Natali, Alessandro Cecchi, Carlo Sisi, Antonio Godoli, Antonella Romualdi che da decenni operavano e studiavano gli Uffizi, è stata estromessa. Io non ci sono più e non so cosa riserberà il futuro. Credo che stiano andando avanti su fronti che per me sono errori storici e di museologia».: Da quando sono iniziate le divergenze? «Già da prima, dalla commissione con Antonio Paolucci, Mario Serio, Evelina Borea, Cristina Acidini e Mario Lolli Ghetti. Studiosi preparatissimi, ma nessuno di loro esperto di museologia. Ad esempio ora ci ritroviamo la zona dei bagni dal lato di San Pier Scheraggio con gravi difficoltà di collegamento diretto con la galleria, e con un disastro dal punto di vista delle preesistenze archeologiche nel sottosuolo. E mi aspetto anche allestimenti assurdi». Uno snaturamento di che tipo? «Dovuto all'adozione di sistemi espositivi che alterino la struttura architettonica delle sale, con la distribuzione delle collezioni che non segua l'indirizzo del museo, quello delineato fin dal '700 da Luigi Lanzi, in epoca illuminista, quando i musei furono pensati come strumenti di crescita culturale. Non dimentichiamo che agli Uffizi si documenta lo sviluppo della pittura italiana ed europea dal Medioevo ad oggi, per questo sono un museo unico al mondo. Guai quindi cambiare la Tribuna, l'allestimento del Corridoio Vasariano, della Sala della Niobe». Tutto questo è ormai storicizzato in galleria. Come può essere stravolto? «Basta cambiare i criteri. Quando io sono arrivata come direttrice ho ripreso in mano l'ultimo progetto degli anni '60 di Nello Bemporad che, sia pure validissimo, doveva essere adeguato alle nuove esigenze del museo della città. Bemporad prevedeva l'arrivo dei pullman fino qui, invece la Ztl e le varie modificazioni dei flussi turistici non lo permettevano più. Così con l'equipe de! la direzione del museo abbiamo rivisto il progetto. Abbiamo rivisto l'accesso, ancora oggi validi j, ossia i visitatori devono entrare dal piazzale perché la visione e l'esperienza dell'edificio vasariano fa parte della storia del museo. E abbiamo anche diviso l'ingresso dall'uscita per il grande aumento dell'affluenza dei visitatori»; Una revisione dettata da criteri che magari possono cambiare nel tempo, per rendere più "fruibile" un museo. Sono state recuperate molte opere da altre collezioni e palazzi fiorentini, e sistemate negli scantinati adibiti a magazzino. Altri progetti hanno portato al recupero delle 16 sale dell'Archivio di Stato, traslocato nell'89, e poi inaugurate con la mostra «L'Officina delle maniera». Un lavoro dello staff della direzione degli Uffizi? «Esatto. Scegliemmo noi di restaurate gli intonaci a grassello come nel '500, i pavimenti in cotto, le profilature in pietra serena, l'illuminazione non scenografica, ma di insieme, per la buona visione delle opere e dell'ambiente. Insomma tutto era mirato a conservare il carattere storico degli Uffizi che è un importantissimo valore aggiunto del museo». Criteri di conservazione a cui lei non è venuta mai meno? «Il museo vero e proprio nasce con Luigi Lanzi. Fu lui che dette l'impronta che noi abbiamo cercato di mantenere sempre. Il museo non è una mostra che segue il gusto di un curatore. E' una struttura chiara che deve fornire informazioni evidenti, con una precisa funzione didattica, che lasci tuttavia al visitatore la capacità di costruire le proprie mostre e percorsi. Non si possono fare scelte di abbinamenti ar-bitrari. Magari si fanno in apposite sale con le mostre. Ecco, tutto questo mio lavoro è documentato in pubblicazioni. E nuovi studi saranno pubblicati prossimamente».
"Attenti cittadini di Firenze stanno snaturando gli Uffizi": Petrioli Tofani lancia l'allarne sui nuovi lavori
L'ex direttrice Annamaria Petrioli Tofani ha lasciato il suo incarico a fine gennaio dopo più di 40 anni di lavoro all'Uffizi. Ora è una volontaria che cura l'inventario del Gabinetto di Disegni e Stampe. Petrioli Tofani è preoccupata per il futuro del museo, in particolare per il progetto esecutivo generale commissionato a un'impresa esterna e per l'estromissione dei professionisti interni. Sostiene che il progetto altera la struttura architettonica delle sale e altera la distribuzione delle collezioni, non seguendo l'indirizzo del museo. Crea anche preoccupazioni per l'estroazione di opere da altre collezioni e palazzi fiorentini e per l'allestimento assurdo.
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