TERNI - Sette rinvii a giudizio e una condanna a un anno. Questo l'esito dell'udienza preliminare per le presunte mazzette che sarebbero state versate da un'impresa edile operante nel territorio romano a responsabilie funzionari della soprintendenza per i beni culturali. Somme che, secondo l'accusa, sarebbero state elargite per chiudere più di un occhio sull'esecuzione di alcuni lavori di ristrutturazione e in particolare sul rispetto del capitolato d'appalto iniziale. Gli interventi riguardarono l'ex monastero delle orsoline e la chiesa di San Francesco a Calvi dell'Umbria, la Porta Ternana situata proprio all'ingresso del centro storico di Narni e il museo delle armi con sede a Terni. La brutta vicenda, venuta alla luce nel mese di novembre del 2008 con tanto di arresti da parte della guardia di finanza locale, ha vissuto proprio ieri uno dei punti di svolta. Il giudice per l'udienze preliminari Pierluigi Panariello ha infatti rinviato a giudizio Davanzo, responsabile della sede distaccata di Orvieto della soprintendenza per i beni culturali dell'Umbria, Orazio Baldoni e Vincenzo Angeletti Latini (entrambi funzionari delle belle arti di stanza rispettivamente nella città di Perugia e a Roma). Oltre a loro, dovranno presto difendersi in aula anche Antonio Antonelli, Maurizio Giorgi, Giuseppe Calle-ri e Giovanni Bianchi. I primi tre operano con ruoli diversi all'interno dell'Olimpo srl di Roma, l'azienda incaricata di eseguire i lavori di restauro. Durante l'udienza preliminare svoltasi ieri c'è anche chi ha scelto di accedere al rito abbreviato. Si tratta di Manco Anzuini, dipendente di una delle aziende coinvolte nell'inchiesta, condannato a un anno con la sospensione della pena. L' inizio del processo è stato fissato per 2 luglio 2013, davanti al tribunale collegiale. La vicenda, come si ricorderà, emerse nel novembre del 2008 con l'operazione della guardia di finanza di Terni. Un vero e proprio blitz che sfociò in quattro arresti e diverse perquisizioni all'interno di abitazioni e uffici da cui saltarono fuori documenti compromettenti e un 'tesoretto' di oltre 250 mila euro, ben custodito all'interno di una cassaforte. Tutti elementi decisivi per l'indagine coordinata dal procuratore capo Fausto Candella e dal sostituto Barbara Mazzullo.