Pierre Cardin è un uomo che, tra i suoi molteplici e straordinari talenti, ha coltivato anche quello del teatro: «Da ragazzo volevo essere attore e ballerino - ha confessato - ma poi la guerra (per sua fortuna, verrebbe da dire, ndr) ha cambiato tutto». Ma l'istinto del palcoscenico gli è uscito tutto ieri sera, davanti al pubblico ammaliato della Fenice, quando il presidente del consiglio regionale Valdo Ruffato gli ha consegnato il Leone del Veneto 2012. Cardin, novant'anni di vita e oltre sessanta di carriera, si è piegato sulle ginocchia a mimare un mancamento e, con un sorriso sornione e un guizzo negli occhi, ha scherzato sull'ultimo traguardo dei mille che nella sua esistenza ha tagliato: «Adesso posso morire», ha detto nel microfono. Risata, applausi dal pubblico: l'immortalità, Pierre Cardin l'ha già prenotata da un pezzo. Gli manca solo l'ultimo tassello, il più grande e il più ambizioso: la torre della luce, il Palais Lumière in fronte a Venezia, la città del cuore dove allo stesso Cardin piace dire di essere venuto al mondo, anche se i natali ufficiali indicano una località qualche decina di chilometri più all'interno, Sant'Andrea di Barbarana, comune di San Biagio di Callalta (Treviso). Quel palazzo che, come ha detto lui stesso, per ora «è ancora un sogno e non so se diventerà realtà. Ma sarebbe come una grande faro che illumina la città». Gratis, ha aggiunto Cardin, strappando un sorriso alla platea. Che Cardin sia adorato, persino venerato dai suoi stessi colleghi, è fuor di dubbio. L'ultima dimostrazione si è avuta ieri sera, quando il camerino dello stilista alla Fenice è stato invaso da un magnifico mazzo di rose bianche, accompagnate da un biglietto autografo di Giorgio Armani. La sua creatura, il Palais Lumière, invece, non è altrettanto amato. Il progetto è stato accolto da entusiasmi ufficiali contrappuntati da malcelate freddezze, stroncature dei depositari della bellezza architettonica, difficoltà di ordine procedurale e burocratico. Monsieur Cardin, tenace e visionario come sempre nella sua esistenza, vuole realizzarla, la sua torre della luce. Ma non a qualsiasi prezzo. Lo ha lasciato intendere lui stesso, conversando con i giornalisti dopo il magnifico concerto in suo onore eseguito dall'orchestra della Fenice: «Fino a quando sono disposto ad aspettare? Non voglio dire cose di cui potrei pentirmi, io sono quello che aspetta. Alle autorità venete e veneziane dico soltanto: datemi il permesso di realizzarlo, il Palais. Ma se Venezia non mi vuole, posso dire solo peccato e guardare altrove. Però a me piace farlo qui». Davanti al rischio che monsieur Cardin si stanchi di aspettare, cosa peraltro comprensibile alla sua veneranda età, il presidente Ruffato corre a metterci una pezza: «Sarebbe da sciocchi non crederci - ha detto, parlando a nome dell'Autorità - e non incentivarlo con un iter particolarmente rapido. Realizzarlo lancerebbe un messaggio straordinario di Venezia al mondo». Cardin, un novantenne che non ha ancora smesso di essere ambizioso e di progettare il domani, sintetizza il concetto con assoluta lucidità: «Io ci devo credere, nel Palais Lumière, altrimenti chi ci crede? Ma non c'è ancora niente di firmato». La sua idea in proposito non è cambiata: «Il Veneto è una regione di straordinaria creatività che, però, non ha mai prodotto nulla nel campo delle grandi costruzioni. E arrivato il momento di farlo e di regalare a Venezia un altro Rinascimento: non soltanto - scandisce monsieur Cardin - guardare a ieri, ieri, ieri». L'ottimismo di Cardin è inossidabile. Il grande stilista ne ha dato prova anche rispondendo a una domanda su questa crisi economica infinita. Lui, che può permetterselo per requisiti anagrafici e stile di vita, ha risposto così: «E da quando ero bambino che sento parlare di crisi economica, da quattro generazioni! E io cosa ho fatto? Ho creduto in me. Anzi, è quando ho seguito i consigli degli altri che ho sbagliato». Lui è uno che può dire, serenamente: «Nella mia vita ho fatto tutto quello che ho voluto, guadagnando con il mio lavoro tutti i soldi che ho». Ha fatto per 47 volte il giro del mondo, ha inventato il pret-a-porter sfidando le diffidenze e l'ostracismo dei colleghi (che l'hanno pure espulso dalla camera sindacale di categoria, salvo poi riammetterlo con tante scuse) e non ha ancora smesso di sognare: «L'ispirazione mi viene di notte, quando sono nel nero, vedo i colori e i materiali. Quando la gente dorme, io lavoro». Se non ce la fa uno così, a costruire la sua torre della luce, non ce la farà mai nessuno.
VENEZIA - Il ruggito di Cardin Palais Lumière, datemi il permesso. Avanti con il progetto. Ma se Venezia non lo vuole...
Il presidente del consiglio regionale Valdo Ruffato ha consegnato al stilista Pierre Cardin il Leone del Veneto 2012. Cardin ha ricevuto il premio davanti al pubblico ammaliato della Fenice. Durante il concerto in suo onore, Cardin ha scherzato sull'ultimo traguardo dei mille che nella sua esistenza ha tagliato. Ha detto che adesso può morire. Risata e applausi dal pubblico. Cardin ha anche parlato della sua idea di costruire il Palais Lumière, una torre della luce a Venezia. Ha detto che sarebbe come una grande faro che illumina la città. Ha anche affermato che il Veneto è una regione di straordinaria creatività che non ha mai prodotto nulla nel campo delle grandi costruzioni.
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