l Colosseo. Sempre lui. Il simbolo dei simboli di Roma. Sfigurato e oscurato, ormai da decenni, da quell'indecente fenomeno che passa sotto il nome di «camion bar», simbolo di una vera e propria occupazione di spazi pubblici. Da anni. Da decenni. Sotto tutte le amministrazioni di qualsiasi colore e segno. Inclusa l'attuale, sotto la quale si sono moltiplicati. Fenomeno assolutamente e rigorosamente romano. Ignoto non solo a Parigi, Londra, Berlino (per citare le vere Capitali europee) ma persino ad Atene: nonostante la sconvolgente crisi economica, a nessuno viene in mente di piantarsi davanti al Partenone per vendere panini o bibite con un camion ambulante. Il bello è che non se ne vedono nemmeno a Istanbul dove l'ambulantato si riduce a piccoli chioschi ordinati. E' bene ricordarlo nei giorni in cui il ministero peri Beni e le attività culturali ha finalmente emanato un regolamento per la collocazione dei camion bar nelle «zone di rispetto». Eppure in Campidoglio si è sentito un grande stridio di freni. Se davvero la famosa «volontà politica» fosse stata quella di togliere di mezzo bancarelle, tavolini e camion (in massima parte riconducibili sempre alla stessa e notissima famiglia) dalle zone di pregio e soprattutto dal Colosseo, questa sarebbe stata un'eccellente opportunità. Invece sono cominciati i distinguo, con la scusa (condivisa dagli esponenti più anziani della suddetta famiglia) che si tratterebbe ormai di «attività storiche». Peccato che quelle «attività storiche» ora sono rappresentate da immensi esercizi commerciali trasportabili, ben più grandi di un medio bar romano, che spesso praticano prezzi altissimi e hanno un rapporto (diciamo così) intermittente con gli scontrini fiscali. Il ministro per i Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha negato che sia impossibile rivedere le licenze, o annullarle nei casi più offensivi nei confronti dei monumenti romani: «I titoli per i camion bar sono revocabili, è semplice». Già. Intanto la soprintendenza archeologica ha messo a punto i famosi «dissuasori» (colonnini) per delimitare l'area suscettibile di possibili crolli. Solo quando il progetto sarà realizzato, sarà possibile capire di cosa si tratta. Certo è che impressiona come si debba ricorrere a uno strumento simile proprio mentre è in vista l'apertura del mega-cantiere del restauro finanziato dal gruppo di Diego Della Valle (in proposito, basta scorrere il denso libro «La città chiara-Politica e cultura per Roma» recentemente scritto dall'ex sottosegretario Francesco Giro per ricostruire con precisione, e stupore, gli ostacoli che è stato necessario superare per raggiungere questo obiettivo). Dissuasori anche contro i camion bar che il Campidoglio non toglie? Il Colosseo, insomma, non trova pace né quel decoro che si vorrebbe. Alla Sovraintendenza comunale si sostiene che la revisione della collocazione dei camion bar non è un lavoro che si può concludere dall'oggi al domani anche perché (testuale) «si tratta di considerare anche le famiglie che ci sono dietro a queste persone». Appunto.