l dipinto nel museo del Seminario. Ribadita dal critico d'arte Pfeiffer l'attribuzione all'Urbinate "Lo Spasimo di Sicilia", la cinquecentesca tavola dipinta custodita nel museo diocesano del nostro Seminario, è opera di Raffaello. Non ha avuto dubbi nel ribadirlo venerdì sera l'illustre professore tedesco Heinrich Pfeiffer, una celebrità nel campo della storia dell'arte, che in Seminario ha tenuto la prolusione per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Istituto teologico "Mons. Guttadauro", e che ha scelto per tema proprio «Lo Spasimo di Sicilia. Critica testuale di una tavola raffaelliana». Si riaccende, dunque, la disputa circa l'attribuzione del dipinto che lo stesso accademico gesuita, già nel 1988 in una conferenza nel Seminario nisseno, aveva sostenuto essere di diretta mano dell'Urbinate, condividendo pertanto in pieno quanto asserito dall'oggi novantacinquenne don Vincenzo Sorce, autore di anni di ricerche e di due libri sull'argomento: una tesi volta a sostenere che il dipinto nisseno dell'incontro di Gesù con la Madonna sulla via del Calvario fu proprio realizzato da Raffaello, mentre lo "Spasimo" che si trova al Prado di Madrid sarebbe solo una copia. A ricordare le dispute sull'argomento soprattutto in quest'ultimo venticinquennio è stato, all'inizio dell'incontro, don Giuseppe Anzalone prefetto degli studi dell'Istituto "Guttadauro", che ha anche richiamato, tra l'altro, gli studi compiuti un paio d'anni fa sull'opera, coordinati dalla Soprintendenza nissena, che hanno confermato il periodo di esecuzione (XVI secolo) ma attribuendo l'opera a seguaci di Raffaello (come Polidoro da Caravaggio). Ma Pfeiffer è tornato ad essere risoluto sull'argomento e anche abbastanza critico con quanti hanno finora dissentito dall'attribuzione della tavola nissena al sommo artista. Intanto ha criticato il restauro operato anni fa sul dipinto, che - ha detto - andrebbe subito sottoposto ad un nuovo intervento, affidandolo magari ad un esperto come Maurizio De Luca che ha il suo laboratorio a Roma. In quanto all'attribuzione ha premesso: «E' sbagliato, e comunque non sincero, il metodo di chi porta avanti una tesi senza essere in grado di smontare quella opposta frutto di anni di studio. Quanti hanno finora confutato l'attribuzione a Raffaello hanno fatto studi insufficienti. Oggi sono pochi gli occhi che sanno distinguere bene». Molto esplicito, dunque, l'esperto critico tedesco, che ha poi passato in rassegna, con l'ausilio di foto e diapositive, le tante differenze riscontrate tra le opere di Caltanissetta e Madrid, rilevando le carenze di quest'ultima, dalla composizione meno plastica rispetto a quella nissena che più si contraddistingue invece per finezza e colori. E ha descritto i tanti particolari "raffaelliani" a favore del dipinto del Seminario, tra cui i simbolici albero verde e albero secco a sfondo scena. Ha poi raffrontato le firme sui due dipinti, definendo quella dell'opera del Prado «un vero sgorbio che Raffaello non avrebbe mai fatto, con lettere troppo distanziate, mentre quella sul quadro nisseno è tipica dell'artista: e se c'è ancora chi insiste a non capirlo non è degno di essere considerato un critico. Chi contesta don Sorce, dunque, deve saper smontare la sua tesi, ma nessuno lo ha fatto». Quindi al museo diocesano di Caltanissetta ci sarebbe un capolavoro dell'Urbinate, accanto ad altre pregevoli opere che lo stesso Pfeiffer ha ricordato. Alla fine il vescovo mons. Russotto ha commentato: «Abbiamo bisogno di convincerci delle cose belle che possediamo. Ripubblicheremo nelle edizioni del Seminario gli studi di don Sorce e anche altri interventi, oltre questa prolusione di padre Pfeiffer, e invieremo il volume a studiosi e università per portare avanti la tesi nissena. Con la Soprintendenza, poi, si potrà valutare la possibilità di un nuovo restauro del nostro dipinto». W. G. 02122012