Nel 1998, in occasione di alcuni lavori per la stazione di Pisa San Rossore, area in cui le Ferrovie avrebbero voluto costruire un centro di controllo della linea tirrenica, sono stati rinvenuti reperti archeologici identificati poi con antiche navi affondate a causa di ripetute alluvioni ed esondazioni. Le navi e le imbarcazioni fluviali rinvenute sono circa 30 e sono databili tra il III secolo a.C. ed il VII d.C. Al loro interno sono stati rinvenuti carichi di ceramiche, utensili vari, anfore, monete ed i resti di un marinaio. Le imbarcazioni, tra navi da trasporto e barche fluviali, sono perfettamente conservate grazie alla particolare situazione di completa mancanza di ossigeno e la presenza di falde sotterranee. È questo un luogo di eccezionale valore storico ed archeologico e pertanto, a fine 2010l, "Il Tirreno" iniziò una campagna di raccolta di firme per far diventare l'area dello scavo patrimonio dell'Unesco. Tra i firmatari della petizione fu il presidente della Regione, Enrico Rossi. «Ci sono tutti i presupposti per chiedere che l'area archeologica degli scavi delle navi romane sia inserito nell'elenco dei beni Unesco». Lo disse Nicola Bono, ex sottosegretario ai beni culturali, e membro della commissione Unesco Italia dopo un sopralluogo fatto con Andrea Camilli nel febbraio scorso. Le firme raccolte dal "Tirreno" furono quasi 2.700 firme. Il soprintendente Agostino Bureca annunciò, in maniera del tutto prudenziale, che la candidatura all'Unesco sarebbe partita subito dopo la ripresa degli scavi. Quindi, da gennaio prossimo, quando gli archeologi torneranno al lavoro dopo uno stop di due anni e mezzo, potrà riaccendersi la forte speranza di inserire l'area dello scavo delle navi di San Rossore tra le meraviglie del mondo.(Ca. Ve.)