Bracci Torsi lascia la presidenza della Fondazione Pisa e si racconta con un cruccio: i musei dei lungarni non decollano L'insediamento del nuovo cda previsto a gennaio Il nuovo corso della Fondazione Pisa, quello che da metà gennaio 2013 sarà guidato da Pugelli, avrà anche un consiglio di amministrazione diverso. Cosimo Bracci Torsi lo sottolinea: «E' un consiglio ringiovanito: escono due ultrasettantenni ed entrano due cinquantenni». E il presidente uscente? La storia non si chiude del tutto. «Sono socio dell'assemblea e presidente della Fondazione Palazzo Blu: rimetterò questo mandato al cda del 15 gennaio. Non sono incollato alla poltrona, ma esprimerò comunque le mie idee». PISA «Siamo forse serviti per far capire come si fa un progetto utile e come meritarsi un finanziamento. E tutti hanno capito che non abbiamo "amici"». Al secondo piano di Palazzo Blu, con vista sulle acque dell'Arno in piena che corrono veloci, Cosimo Bracci Torsi racconta la "sua" Fondazione Pisa. Lo fa con toni sempre misurati, ma con parole che sanno, alternativamente, spargere elogi e dare qualche bacchettata. Bracci Torsi è ancora nella stanza presidenziale. Lo scorso 19 novembre la Deputazione ha nominato il nuovo presidente e il nuovo consiglio di amministrazione, chiudendo in qualche modo un'era: sarà l'avvocato Claudio Pugelli, già segretario generale e poi consigliere di amministrazione della Fondazione, a prendere il posto - dal 15 gennaio - di Bracci Torsi, che dell'ente (ex CariPisa) è stato vicepresidente dal 1994 e presidente dal 1998. Il peso della Fondazione. Anni in cui il mondo delle Fondazioni di origine bancaria è cambiato radicalmente. L'esperienza di Bracci Torsi è passata dalla legge Amato (separazione tra attività bancaria e filantropica) alla legge Ciampi-Pinza del 1998 (cessione del controllo bancario e scelta dei settori di attività delle nuove Fondazioni). Così, da imprenditore con formazione da chimico organico farmaceutico, Bracci Torsi si è trovato «a vendere la banca ed a mettere insieme uno Statuto per rispettare la legge». La cessione della partecipazione nella Cassa di Risparmio di Pisa (di cui sia nonno che padre di Bracci Torsi sono stati presidenti) è un'operazione durata anni e conclusa nel 2008. «Un affare, visto che ha fruttato più di 500 milioni di euro», commenta. Senza nascondere che, essendo un patrimonio investito sui mercati finanziari «che hanno i loro problemi, qualche penna potenzialmente l'abbiamo persa anche noi». Ora il valore della Fondazione è di circa 600 milioni di euro. Poltrone e appetiti. Una cifra il cui 2 è quanto l'ente eroga a vantaggio del territorio ogni anno: mediamente 12 milioni di euro nei settori della cultura («il settore complessivamente meno finanziato a Pisa»), dell'assistenza e della ricerca scientifica e tecnologica. Tre campi appena, per essere più incisivi nei risultati. Ben si comprende, in tempi di vacche magre dei bilanci pubblici, perché nei mesi scorsi la città che conta si sia scatenata, più o meno sommessamente, per cercare di "dirigere" la successione. Con scarsi risultati. Ora, a bocce ferme, Bracci Torsi sulla nomina di Pugelli dice semplicemente: «E' andata così, bene così». E sulle (ipotesi di) candidature pesanti di Pierfrancesco Pacini e Luigi Donato sorvola in maniera anglosassone: «Persone che stimo». Bracci Torsi ricorda che i 24 componenti della Deputazione - ovvero l'organo che vota - sono per la metà indicati dalle istituzioni del territorio, «ma mantengono una propria autonomia: e anche lo scorso 19 novembre ognuno ha deciso con la propria testa». Le acque però si erano agitate in città. «Noi siamo venuti su abbastanza silenziosamente, ma certo che da quando c'è Palazzo Blu siamo molto più visibili. Ora verranno a mancare anche le Province e diminuiscono le poltrone, magari questo ha aumentato gli appetiti. Mi auguro però che nelle Fondazione non entrino mai meccanismi da manuale Cencelli». Le Fondazioni della Fondazione. Quella di Palazzo Blu è una delle Fondazioni di scopo in cui la stessa Fondazione Pisa si è articolata. Le altre sono la "Dopo di noi", che realizzerà un centro diurno e residenziale per persone non totalmente autosufficienti e senza assistenza familiare nei terreni di San Cataldo dove già sorge "L'Isola dei Girasoli", altra struttura assistenziale sostenuta dalla Fondazione. E poi la "Fondazione pisana per la scienza", che si impegnerà per la creazione di un Centro di geno-proteomica. L'esempio di Palazzo Blu. Il perno resta comunque Palazzo Blu, «che - dice Bracci Torsi - ospita eventi (ora Kandinsky) che coprono ormai 7-8 mesi all'anno e 100mila visitatori. Un polo di interesse culturale, e vorremmo che anche gli altri fossero ugualmente vivaci». Il riferimento è al circuito museale dei lungarni di cui si parla da tempo in città e mai decollato. «Dobbiamo creare nuovi interessi», aggiunge facendo una serie di esempi "illuminati" di musei europei che sono centri di attrazione permanenti. Bracci Torsi ne ha visitati tantissimi: una passione che a Pisa, con Palazzo Blu, ha trasformato con piglio manageriale in un successo e in un'icona. Il cruccio è il museo di San Matteo, che del circuito dei lungarni dovrebbe essere un altro fiore all'occhiello. La Fondazione sarebbe pronta ad intervenire con le sue risorse, «ma - avverte Bracci Torsi - dare soldi alle pubbliche amministrazioni è diventato un problema: troppi ostacoli, troppa burocrazia e non per volontà degli enti locali, bensì delle leggi nazionali. Eppure San Matteo ha un potenziale enorme»