Abuso nel complesso del Santo, ora si rischia il caso diplomatico. E stavolta sarà il governo guidato da Mario Monti a dover rispondere, in attesa delle decisioni della procura che ha aperto un'inchiesta dopo la segnalazione degli uffici tecnici comunali. Sulla vicenda precise le richieste che il senatore del Pd Paolo Giaretta pone al Ministro degli Esteri e al collega dei Beni culturali con un'interrogazione: «Quali iniziative si intendono assumere perché siano rispettate le disposizione di derivazione pattizia relative al complesso della Basilica di Sant'Antonio? E per la realizzazione della piena tutela dei beni architettonici del complesso monumentale che appare vulnerata dai lavori realizzati senza le autorizzazioni previste?» chiede Giaretta. E ancora: «Quali iniziative si intendano assumere affinché la missione affidata alla Veneranda Arca di Sant'Antonio venga per il futuro pienamente rispettata, onde evitare iniziative arbitrarie e unilaterali, tenuto conto delle disposizioni di derivazione pattizia relative alle competenze istituzionali dell'ente...» secondo le quali «...la Veneranda Arca... deve amministrare tutti i beni patrimoniali... destinati alle spese di manutenzione e di restauro della chiesa e degli stabili annessi?». Nella casa dell'ex custode in via Orto Botanico 1 (parte del complesso) sono stati ricavati cinque mini-appartamenti, all'insaputa della Veneranda Arca, «ente preposto alla conservazione e al miglioramento degli edifici della Basilica... in base alla normativa di derivazione pattizia». Ovvero lo statuto della Veneranda Arca del 1935, la convenzione tra Santa Sede e Regio Governo relativa alla Veneranda Arca e il Regolamento per la cessione del 1932. Ricordando che «nella decisione dei lavori non venne neppure coinvolto il padre Rettore della Basilica...», Giaretta spiega come siano state calpestate le competenze della Veneranda Arca e quelle norme di derivazione pattizia. Con una conseguenza: «Si sono violati i diritti della Comunità di Padova che provvede, tramite il Comune, alla nomina della maggioranza degli amministratori dell'ente...» con un «allontanamento dallo spirito collaborativo costante nei secoli fra le autorità religiose antoniane e cittadine».