Il 2005, anno mazziniano, non sembrerebbe essere stato almeno per ora molto prodigo con Giuseppe Mazzini. Nonostante i duecentocinquantamila euro stanziati, ad esempio, dal ministero per i Beni culturali «per organizzare eventi commemorativi del bicentenario». Ecco: più che di eventi capaci di attirare folle, si tratta di un programma di celebrazioni (tutte regolarmente elencate sul sito www.mazzini2005.it) che sembrano fatte apposta per gli iniziati. E che, quindi, appaiono ben poco adatte a recuperare nuove, ulteriori attenzioni intorno al fondatore della Giovine Italia. Fa eccezione Genova che (come spiega l'assessore alla cultura Luca Borzani) ha in programma per il 22 giugno la presentazione del nuovo allestimento del Museo del Risorgimento con la presenza annunciata del presidente Ciampi in quella che fu la casa nata le di Mazzini. A ottobre, il grande evento: la mostra «Romantici e Macchiaoli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea»curata da Ferdinando Mazzocca. Centocinquanta opere ospitate a Palazzo Ducale, destinate a testimoniare come per Mazzini « l'arte svolgesse un ruolo fondamentale nel riscatto nazionale, un'arte vista come vanto e come forte motivo di identità di un popolo». Mazzini identificò nel Romanticismo «il prototipo di un'arte nazional-popolare che sapeva dare espressione agli ideali del secolo» . In mostra Canova, Hayez, Delacroix e gli altri racconteranno così la loro idea di libertà: sia che si tratti del ritratto di Napoleone a Fontainebleau, della Meditazione o dell'Esecuzione di Lady Jane Grey. Un compito ingrato toccherà invece ai Macchiaioli (da Fattori al Lega autore del ritratto di Mazzini morente oggi a Providence): quello di testimoniare, proprio loro che furono «pittori rivoluzionari e democratici», il fallimento degli ideali del patriota genovese.